Tribuno

tri-bù-no

Significato Magistrato o funzionario anche militare dell’antica Roma; membro di particolari assemblee o magistrature in epoca posteriore; persona che fa politica con un’eloquenza trascinante, anche a fini demagogici

Etimologia voce dotta recuperata dal latino tribunus, derivato di tribus ‘tribù’.

Quella del tribuno è una figura di potere che attraversa i millenni, in vesti e situazioni delle più diverse, ed è buffo ritrovarsela in discorsi comuni, non a tema storico, con dei tratti descrittivi così netti. La cosa più buffa è che in qualche maniera calzano in modo sensato.

Il tribuno si colloca nella nostra sfera dei ricordi di storia romana, e ci verrà in mente subito la figura del tribuno della plebe: magari non ci ricorderemo bene quali fossero le sue potestà, ci ricorderemo i Gracchi giusto di nome, ma avremo una vaga reminiscenza che fosse una carica opposta al potere aristocratico (dopotutto, è della plebe). In effetti è stata una magistratura importantissima per tutta l’epoca repubblicana (diciamo negli ultimi 500 anni prima di Cristo), creata con la famosa secessione sull’Aventino della plebe, e garante degli equilibri fra patrizi e plebei, con vasti poteri — veti su leggi e sentenze contro la plebe, convocazioni d’assemblee, indizione di plebisciti.

Ma questo nome girava già da tempo — dalla fondazione di Roma. Come molti sanno, l’Urbe nacque dall’unione di tre tribù, Ramnes, Tities e Luceres (classicamente ricordate come di origine rispettivamente latina, sabina ed etrusca), e i tribuni non erano che i capi tribù. Dal loro nome scaturisce quello dei tribuni militari, ufficiali dell’esercito che in una certe veste simbolica proseguivano il ruolo dei capi tribù; ma ci furono anche i tribuni consolari, che ebbero il potere di consoli in diversi burrascosi periodi fra il V e il IV secolo a.C. — e ce ne sarebbero altri ancora.

Ora, il prestigio e i tratti di forza popolare delle più celebri espressioni della variegata carica del tribuno continuarono ad echeggiare nella cultura umanistica, e ad esempio ebbero una certa influenza anche nella Roma medievale — tanto che quando nella città della prima metà del Trecento, sbandata, Cola di Rienzo provò a promuovere una certa svolta comunale, si fece nominare Tribuno del popolo romano. Dalle registrazioni dizionaristiche pare che non sia stato un caso di recupero isolato, e che sia stato reimpiegato anche in epoche posteriori.

Con una quale ambivalenza la nostra lingua astrae il tribuno con i caratteri della persona politica forte di un’eloquenza incisiva, efficace e trascinante — così come la sua piega spregiativa, di politicante con fini demagogici. Così possiamo parlare del tribuno che riesce a occupare tutta la scena del dibattito, del sollievo provato nell’affidare la nostra causa a una tribuna di grande capacità, o dei soliti tribuni che con una buona parlantina riescono a svicolare dai punti problematici per riaffermare le loro verità incendiarie.

Un termine dotto e di grande tradizione, di ricercatezza carismatica ma di portata popolare.

Parola pubblicata il 10 Luglio 2021