Turcimanno

tur-ci-màn-no

Interprete; mezzano

dall'arabo targiumān interprete.

Con questa parola, di gusto ghiotto per gli amanti del desueto, in Occidente si identificava l'interprete di lingua araba, turca o persiana. Si trattava di un ruolo di importanza cardinale, dato il peso del Medio Oriente sulla vita politica ed economica dell'Europa: non c'era ambasceria, corte, missione commerciale, dogana o porto che ne potesse fare a meno. In realtà il turcimanno - anche chiamato dragomanno - nasce negli Stati Crociati come figura amministrativa di raccordo fra Cristiani e Musulmani, a carattere fondamentalmente diplomatico; ma questo ruolo ebbe tale rilievo da suggerire una decisa estensione di significato.

Oggi il turcimanno resta l'interprete in genere, e ancor più in genere il sensale, il mezzano. Usando tale parola si riescono a vestire queste figure comuni con connotati a un tempo dignitosi e levantini: arrivati ad Amman ci affida a un turcimanno che verso un onesto compenso ci può accomodare escursioni e soggiorni nei luoghi più belli; il cliente inesperto può rivolgersi al turcimanno del grande negozio d'elettronica per scegliere un computer; e ricevuta una lettera misteriosa che parla di eredità si bussa alla porta dell'avvocato perché ci faccia da turcimanno.

Parola pubblicata il 04 Agosto 2014

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