Valsente

val-sèn-te

Prezzo, valore, importo in denaro; capitale, somma di denaro

da valso, participio passato di valere, col suffisso -ente.

Mi ricordo la prima volta che ho sentito questa parola. Mia nonna mi raccontava di una volta in cui volle fare a mio nonno un regalo particolarmente bello, un bastone da passeggio, e andò quindi in un negozio lussuoso che ne vendeva. Trovò un pregiato bastone di bambù del Tonchino, di una celebre manifattura inglese — peraltro fornitrice della casa reale. Ora, mia nonna non aveva un'aria aristocratica, e il venditore cercò quindi di farle intendere che la sua scelta non era adatta al suo ceto: magari poteva ripiegare su qualcosa di più modesto. «Ma — mi raccontava ridacchiando — quando tirai fuori il portafogli e quello vide il valsente me lo preparò subito.»

È una parola che ha le sue stranezze, che a ben vedere sono il suo punto di forza. Infatti la sua base è il participio passato 'valso', su cui però viene installato il suffisso '-ente' che conosciamo come proprio di participi presenti. Potremmo spianarlo mentalmente in un 'valente', ma quest'assurda impressione di un participio passato-presente proietta una luce intelligente su come il denaro possa tradurre un valore attraverso il tempo — anche se probabilmente l'estro che nel Duecento ha coniato 'valsente' non aveva in mente arguzie del genere e forse è solo una trovata arbitraria.

Molto seriamente, in questi lunghi secoli, il valsente è stato il prezzo, l'importo in denaro corrispondente a un bene, così come in genere il patrimonio, la somma di denaro, i soldi — forte di un'aura più coperta e pulita rispetto ai sinonimi: cerchiamo di scorciare la presentazione del prodotto chiedendo subito a quanto ammonta il valsente, il valsente del prodotto aumenta di anno in anno, per andare alla fiera mi munisco del valsente per levarmi qualche sfizio, e si domanda con discrezione quando si riceverà il valsente.

Soprattutto nell'uso ironico questa parola trova il suo rifugio. Non è più molto usata, ma come tante parole ricercate ha il naturale pregio di un'inclinazione allo scherzo: la sua sottile stranezza rétro, che fra l'altro nella pronuncia impone alla lingua evoluzioni spettacolari, la rende simpatica; e inoltre la sua prossimità evidente col valore, il valso e il valente la rendono accessibile anche per chi non la conosce. Così ci si avvicina al nodo della contrattazione dicendo che si ha ancora da parlare del valsente, quando avvicinandosi alla cassa l'amico inizia a tastarsi le tasche gli domandiamo ridendo se si è scordato il valsente come al solito... e si tranquillizza il venditore dubbioso mostrandogli il valsente.

Parola pubblicata il 25 Settembre 2019

Commenti