Vapido

và-pi-do

Alterato, inacidito; corrotto

dal latino vapidus svanito, andato in aceto; corrotto.

Si tratta di una parola rara, che nella nostra lingua è sempre rimasta in secondo piano - fra gerghi specialistici e registri aulici.

Vapidus, in latino, è un aggettivo che viene riferito in particolare al vino: descrive una bevanda alterata, che si è corrotta svanendo o andando in aceto. Proprio questa tendenza all'acido è stata alla base degli usi che sono stati fatti di questa parola in chimica e in farmacia, indicando soluzioni alcoliche che hanno perso spirito in favore della componente acida.

Oggi il vapido è ciò che non ha nerbo, e che ha un cattivo gusto - sia in riferimento alla sfera sensoriale, sia in senso figurato. Si può parlare del vapido film che siamo stati a vedere al cinema (euri buttati!), del nuovo album del musicista famoso che è stranamente vapido, e di una bella storia dal finale vapido.

Anche se si tratta di un termine inconsueto, conoscere una parola che unisca l'insipido al disgustoso è un'interessante freccia al proprio arco.

È da notare come vappa, cioè il vino cattivo, sia la base etimologica dell'odierno guappo.

Parola pubblicata il 17 Dicembre 2014

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