Marabutto

Parole semitiche

ma - ra - bùt - to

Significato Specie nell’Africa occidentale e nel Maghreb, asceta, santo, uomo la cui vita esemplare è ricordata e celebrata e la cui tomba è luogo di devozione; la tomba stessa che diventa oggetto di culto

Etimologia attraverso francese e portoghese, dall’arabo murābiṭ, cioè persona che vive nel ribāṭ, sorta di fortificazione, di castello-monastero posto in zone di confine presso cui vivevano uomini di fede e di spada, che difendevano i territori e divulgavano l’islam.

  • «Se ne stava nel cortile, da solo sotto il sole, con l'aria ascetica di un marabutto.»

No, non ha a che fare con il farabutto. Piuttosto, per capire questa parola, c’è da chiedersi che cosa legherà mai tra di loro un noto creatore di profumi e gioielli parigino, un famigerato boss della malavita e un santone africano? Risposta breve: un castello. Risposta lunga…

L’espansione dell’islam fu estremamente rapida: nel giro di centoventi anni dar-al-islam, ovvero la nazione musulmana, occupava le terre che sono comprese tra i Pirenei, il Sahara, il Mar Mediterraneo, il Caucaso, l’Oceano Indiano e il fiume Indo. Gli arabi si ritrovarono a dover dunque presidiare dei confini vasti che andavano difesi, sì, ma specialmente allargati perché, insieme al dominio politico, la loro espansione significava anche una divulgazione dell’insegnamento del Profeta Maometto.

Così nacquero piano piano delle fortificazioni, dei veri e propri castelli presso cui vivevano uomini dalla spiccata vocazione religiosa e guerresca. Se vogliamo trovare un’analogia con altre figure simili, possiamo paragonare gli abitanti di questi castelli, chiamati ribāṭ (da cui anche il nome della capitale del Marocco, Rabat) ai cristiani cavalieri di Malta.

I cavalieri religiosi che abitavano i ribāṭ erano denominati murābiṭ (in generale quando ad una radice verbale viene accostato il prefisso mu- siamo di fronte ad un participio attivo, in arabo — chi compie un’azione, in questo caso appunto chi abita i ribāṭ). Nacquero addirittura delle dinastie di marabutti, nel tempo, alcune delle quali facevano risalire la loro ascendenza al Profeta stesso. Erano venerati come santi, perché uomini saggi e pii, degli asceti a cui rivolgersi per ottenere consiglio. La figura del marabutto poi cambiò contorno, sia col passare del tempo sia con l’ampliarsi del dar-al-islam nei paesi dell’Africa subsahariana, presso cui si fuse con quella di santoni, stregoni e capi tribù creando un mélange sincretico criticato dai musulmani più ortodossi.

I marabutti, al termine della loro vita, venivano sepolti in mausolei che diventavano luoghi di devozione popolare. È avvenuto anche che per metonimia queste sepolture abbiano preso il nome degli uomini seppellitivi, per cui ad oggi il marabutto, oltre ad essere il sant’uomo musulmano della zona occidentale dell’Africa, è anche la tomba stessa.

Di certo non è una parola comune o di facile utilizzo ma prendendoci un po’ di libertà possiamo sventolarla in bocca, così rotonda, pastosa e completa, quando vogliamo dire che la nostra amica, convinta di avere il malocchio, è andata a farselo togliere da un marabutto su al paesello in montagna, o che mentre spignattiamo in cucina per preparare un decotto speziato contro il raffreddore ci sentiamo come un marabutto che mescola una pozione misteriosa sul fuoco.

Ma a ben vedere il marabutto ci sta più vicino di quanto pensiamo: in Italia, più precisamente in Sicilia, esso esiste ancora sottoforma del cognome Morabito, uno dei più tipici cognomi siculi, diffuso anche in Calabria. Con le migrazioni è diventato famoso anche al di fuori del nostro paese — e lo troviamo addosso a famigerati criminali (pensiamo a Rocco Morabito, arrestato in Brasile nel 2021), sia ad artisti illustri, come il creatore parigino Pascal Morabito, noto per le sue fragranze e bijoux (ma in questo caso tocca pronunciarlo Morabitó).
Sacrée étymologie! Mannaggia all’etimologia, ci sorprende sempre.

Parola pubblicata il 05 Agosto 2022

Parole semitiche - con Maria Costanza Boldrini

Parole arabe, parole ebraiche, giunte in italiano dalle vie del commercio, della convivenza e delle tradizioni religiose. Con Maria Costanza Boldrini, dottoressa in lingue, un venerdì su due esploreremo termini di ascendenza mediorientale, originari del ceppo semitico.