Venerare

ve–ne–rà–re (io vè-ne-ro)

Significato Essere religiosamente devoto, riverire, onorare, ossequiare religiosamente

Etimologia voce dotta recuperata dal latino venerare, ‘domandare una grazia agli dèi’, da Venus, nome latino della dea Venere, a cui in particolare venivano indirizzate domande di grazia.

Siamo di fronte ad una parola tessuta con i fili della devozione, ma la pregiata stoffa che ne deriva è stata usata largamente anche per cucire abiti meno religiosi.

Partiamo dall’etimo: è quasi lapalissiano dire che il verbo venerare deriva dal nome della dea Venere, equivalente latino di Afrodite. Secondo il mito narrato da Esiodo, ella nacque dalla spuma del mare quando i genitali di Urano, tagliati dal figlio Crono (Saturno in latino), caddero nelle acque attorno all’isola di Citera. Che truculenta meraviglia, la mitologia classica!

Perché proprio Venere? Come mai la lingua non ha tirato fuori verbi come apollinare, o minervare? Perché la parola che indica il fare oggetto di devozione religiosa viene dal nome della dea dell’amore e della bellezza? Forse perché Venere, tradizionalmente, era colei alla quale ci si rivolgeva con più facilità per chiedere grazie e miracoli, facendo appello alla sua compassione, offrendo sull’altare corone di mirto e rose. Di certo, tenuto conto dell’eterogeneo panorama olimpico, in cui i vari dei hanno in massimo grado vizi, virtù, spigoli e ruvidità, andare a chiedere un favore a Venere risultava più facile e quasi rassicurante, nonostante il suo caratterino capriccioso e tendente alla gelosia. Resta comunque una dea dal cuore facile alla commozione, ed è piena di buoni sentimenti.

Ci si potrà inoltre chiedere in che cosa il venerare differisca dall’adorare. La sottile linea che definisce semanticamente questi due termini si è inspessita con l’avvento del cristianesimo: coloro che sono degni di venerazione sono i santi, i martiri e la Vergine Maria, a cui si rivolgono preghiere perché intercedano presso il Signore per esaudire una preghiera. L’adorazione, invece, può avere come oggetto soltanto Dio. I magi, ad esempio, adorano il Bambinello e il pane eucaristico nell’ostensorio è adorato dai fedeli.

Al di fuori dell’ambito religioso, venerare (come anche adorare), si è ammantato di usi quanto mai profani, ben più legati agli interessi primi di Venere (e pure di Giove!), come le bellezze del corpo e delle forme. Allora all’uscita del concerto si vedono torme che venerano il gruppo di cantanti bellocci, venero il tuo volto botticelliano e le tue mani raffaellesche, amore mio! O ancora, epitome finale, in viaggio a Parigi passeremo ore a venerare la statua della Venere di Milo al Louvre.

Parola pubblicata il 05 Settembre 2021