Fiabesco
fia-bé-sco
Significato Di fiaba; incantevole, meraviglioso, irreale
Etimologia da fiaba, dal latino fābula ‘storiella fantasiosa’, da fāri ‘parlare’.
Parola pubblicata il 11 Ottobre 2026

fia-bé-sco
Significato Di fiaba; incantevole, meraviglioso, irreale
Etimologia da fiaba, dal latino fābula ‘storiella fantasiosa’, da fāri ‘parlare’.
Parola pubblicata il 11 Ottobre 2026
Mica facile il fiabesco. Cioè, è una parola che non ci desta alcuna perplessità, quando la troviamo: capiamo immediatamente dove voglia andare a parare. Ma le fiabe sono roba complessa, e c'è molto da digrossare, per selezionare solo i caratteri che associamo al fiabesco.
Ad esempio, non parliamo di una miseria fiabesca, per quanto certi estremi di povertà tipici delle storie siano stati tipici anche col metro di tempi ben più duri di questi. Non parliamo degli orrori fiabeschi, coperti con semplici nomi, al di là di ogni comprensione e che incarnano terrori archetipici. Non diciamo fiabeschi l'impressionante quantità di tipi e stereotipi che in questi racconti si trovano.
Al massimo (al di là dell'uso di servizio, per cui è fiabesco ciò che è relativo alla fiaba) parliamo magari di personaggi fiabeschi o di termini fiabeschi, che non stonerebbero in una fiaba; ma soprattutto per noi il fiabesco è l'incantevole, il fantastico. E però non dobbiamo pensare che questa selezione sia una riduzione: è incantevole, è fantastico, ma in maniera non meno complessa.
Il fiabesco è marezzato di una certa inquietudine d'irrealtà, di una suggestione arcana: non siede lontano dall'onirico. Per toccare subito un punto interessante, non si è appiattito quanto il favoloso (che pure partendo dalla favola non iniziava lontano), che è tutto buono, tutto brillante.
Se parlo dell'abito fiabesco che l'amica si è fatta fare per la cerimonia, senz'altro affermo che è meraviglioso, ma la mia meraviglia è anche punta, perfino sgomenta — echeggia quella di chi si ritrova per le mani l'abito consegnato da una fata. Se parlo del paesaggio fiabesco reso dai trulli della Valle d'Itria, non presento un paesaggio solo bellissimo, ma anche una bellezza che mi interdice, che mi appare radicalmente insolita — nel modo che hanno le punte di fare capannello, borghi misteriosi. Se parlo del castello fiabesco in cui si celebra il matrimonio, ecco che la solidità ancestrale del castello perde i contorni, una nebbia avvolge la storia, salgono sensazioni di magia e di impostura.
D'altro canto... La fabula latina, che era una storiella fantasiosa, aveva tre figlie italiane. La fola, la favola e la fiaba. Tutte e tre, nonostante almeno due abbiano avuto sorti letterarie, hanno avuto e hanno forti significati di bugia e vaniloquio. E anche di fiaba è stato il primo significato, quello di racconto inverosimile, di fandonia. Già Uguccione da Lodi, poeta di lingua lombarda che visse un ottocento anni fa, scriveva «Queste n'è miga fiabe, anz è bone razon». Ma appunto il fiabesco, pur stringendo l'accezione rispetto al respiro massimo della fiaba, riesce a declinare questa fantasia in maniera eccezionalmente sottile.
Più della straordinarietà del favoloso che dicevamo, che ormai non ha più contatti con la favola. Più della vastità un po' lisa del fantastico, che se la cava con un riferimento generico a ciò che mostra la fantasia (ricordiamo che anche il greco phantasía è derivato di pháinō 'mostrare'). Il fatato ci va piuttosto vicino — d'altro canto l'azione magica che vena il fiabesco è spesso fatata. Ma il fatato è inevitabilmente più circoscritto e più didascalico — tanto che parlare di un castello fatato è quasi sempre un po' troppo, e un'atmosfera fatata è più leziosa che inquietante. Inoltre, il fiabesco, con il suo ferreo paradigma narrativo, non si informa alle confusioni criptiche dell'onirico e del fantasmagorico, per quanto possa contenerne delle dosi. C'è senz'altro del surreale e del caleidoscopico, ma... ordinato. Il leggendario scappa verso l'epica e l'eroismo.
Alla luce di tutto questo, non è meraviglioso l'uso intuitivo del fiabesco, il modo in cui tutta questa complessità non ci desti alcuna perplessità? Segno che questa roba è scritta in strati profondi.