Caleidoscopio

ca-lei-do-scò-pio

Gioco ottico, che consiste in un tubo al cui interno sono posti longitudinalmente due o più specchi, che riflettono frammenti di vetro colorato generando piacevoli immagini geometriche, che cambiano continuamente ruotando il tubo; susseguirsi di immagini

dall'inglese kaleidoscope, nome coniato dal suo inventore, sir David Brewster, nel 1817. È composto dal greco kalós bello, eidos immagine e -scopio elemento che indica apparecchi atti all'osservazione di qualcosa - dal greco skopéo osservare.

Il caleidoscopio è un oggetto tanto affascinante quanto inutile. Grazie alle simmetrie generate dagli specchi che contiene, ponendo l'occhio a un'estremità del caleidoscopio si osservano visioni geometriche cangianti, più o meno complesse a seconda della raffinatezza dell'oggetto, del numero di specchi e dell'accortezza con cui i frammenti di vetro colorato vi sono posti dentro. Girandolo, l'immagine ottenuta cambia sempre. Possiamo intendere che fosse uno stimolante passatempo nell'Europa della Restaurazione, ma oggi non è che un aggeggio curioso. Chi si mette mai a guardare un caleidoscopio?

Ad ogni modo, i caratteri di questo oggetto hanno permesso una fertile estensione dei significati attribuiti al suo nome: il caleidoscopio può diventare genericamente un susseguirsi fantasmagorico di immagini. Il film fantastico è un caleidoscopio di ambientazioni suggestive, l'invettiva del vecchio al bar è un caleidoscopio di improperi, e la lezione del professore carismatico è un caleidoscopio di citazioni e collegamenti. Una varietà positiva e gradevole.

Inoltre, per caleidoscopio si può anche intendere una figura retorica (meglio individuata dal nome 'entrelacement'), che descrive una narrazione che progredisce intrecciando le storie di una moltitudine di personaggi: ad esempio, si può parlare del caleidoscopio dell'Orlando Furioso o delle Cronache del ghiaccio e del fuoco.

Una parola che ci dice una cosa importante, che sir Brewster sapeva bene: la piacevolezza della vista è qualcosa da coltivare e apprezzare.

Parola pubblicata il 01 Maggio 2015

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