Stato di profonda concentrazione che culmina nell’assorbimento di sé nella concentrazione stessa
dal sanscrito समाधि samādhi, ‘unione, intensa concentrazione’.

In tante parole italiane conserviamo delle radici che si ritrovano anche in sanscrito: sono vestigia di una lingua comune ancestrale, parlata e mai scritta; e se ci aggiungiamo le parole sanscrite che variamente la nostra lingua ha recepito, il confronto fra sanscrito e italiano diventa un tuffo in una delle interazioni linguistiche più fascinose, snodata fra mode contemporanee e suggestioni primigenie.
Anche in questa avventura, machete in mano nella giungla, ci fa strada Mauro Aresu, giovane studente di lettere classiche, applaudito veterano del ciclo sulle figure retoriche.
Stato di profonda concentrazione che culmina nell’assorbimento di sé nella concentrazione stessa
dal sanscrito समाधि samādhi, ‘unione, intensa concentrazione’.
Lana molto morbida e pregiata ricavata dalle capre del Kashmir; stoffa leggera ricavata da tale lana
dall’inglese cashmere, a sua volta dall’hindi कश्मीर् Kaśmīr, a sua volta dal sanscrito कश्मीर kaśmīra.
Detergente schiumogeno specifico per i capelli
dall’inglese shampoo, a sua volta dall’hindi chāmpo (imperativo di champnā ‘massaggiare’), a sua volta dal sanscrito चप् (cap) ‘massaggiare’.
Albero da cui si ricavano un legno pregiato e un olio essenziale; calzatura aperta prettamente estiva; imbarcazione a fondo piatto di piccole dimensioni
dal latino sandalum, a sua volta dal greco σάνδαλον (sàndalon), a sua volta dal sanscrito चन्दन (candana) ‘albero, legno e olio del sandalo’.
Inserzione di una vocale tra due consonanti
dal sanscrito स्वरभक्ति (svarabhakti) ‘separazione tramite vocale’, composto da स्वर (svara) ‘vocale’ e भक्ति (bhakti) ‘separazione’.
Piccolo foulard che si porta annodato alla testa o intorno al collo
dal sanscrito बन्धन (bandhana) ‘legame, atto del legare, atto dello stringere’, a sua volta derivato dalla radice verbale बन्ध (bandh) ‘legare, stringere’.
In linguistica, composto che denota un referente specificando una certa caratteristica o qualità che il referente possiede
dal sanscrito बहुव्रीहि (bahuvrīhi), ‘che possiede molto riso’, quindi ‘ricco’.
Titolo di sovrani dell’India
dal sanscrito महाराज, mahārāja, ‘gran re’.
Forma di Buddhismo giapponese, derivante dal Buddhismo chán cinese
dal giapponese zen, a sua volta dal cinese chán, a sua volta dal sanscrito ध्यान dhyāna ‘meditazione, pensiero, riflessione’.
Nella religione e filosofia indiana, influsso delle azioni compiute sul ciclo della reincarnazione
dal sanscrito कर्मन् , karman, ‘azione, risultato, causa che porta a determinati effetti, fato nel senso di conseguenza delle azioni delle vite precedenti’.
Azione del ridere; pianta erbacea di origine orientale
nel primo caso, dal latino risus, ‘riso’; nel secondo, dal latino ⃰oryzum, legato al latino oryza, a sua volta dal greco ὄρυζα òryza, a sua volta dal sanscrito व्रीहि vrīhi, ‘riso’. .
Relativo all’eresia cristiana il cui eresiarca fu il teologo Ario; secondo la concezione razzista e antisemita, chi appartiene alla razza nordica (o bianca in generale)
nel primo caso dal latino ariànus ‘relativo ad Ario’; nel secondo dal sanscrito आर्य (Ārya) ‘Ario, rispettabile, onorevole’.
Pratica ascetica indiana; sistema filosofico-religioso; pratica fisica composta da esercizi posturali e di respirazione derivanti dalla pratica indiana
dal sanscrito योग yoga, ‘unione’.
Varietà di corindone di colore azzurro trasparente, usato come pietra preziosa; colore del minerale noto come zaffiro
dal latino sapphìrus, a sua volta dal greco σάπφειρος sàppheiros, a sua volta da una lingua semitica, forse dal sanscrito शनिप्रिय zanipriya ‘sacro a Shani/Saturno’.
Termine tecnico della linguistica che indica un composto copulativo
dal sanscrito द्वंद्व, dvaṃdva ‘coppia, composto copulativo’.
Schema di cerchi e altre figure concentrici rappresentante l’universo e la sua origine
dal sanscrito मण्डल, maṇḍala, ‘cerchio’.
Sostanza cristallina, bianca e dolce, che si estrae dalla barbabietola o dalla canna da zucchero, usata per dolcificare cibi e bevande
dal latino saccharum, a sua volta dal greco σάκχαρον (sakkharon), dall’arabo (as)sokkar, dal persiano shakar, dal pali sakkharā, dal sanscrito शर्करा (śarkarā), ‘sabbia, ciottoli, zucchero’.
Pianta e fiore di lillà; colore tra il rosa e il viola
dal francese lilas (forma antica lilac), a sua volta dall’arabo līlak, a sua volta dal persiano nīlak, a sua volta dal sanscrito nīla.
Inno, preghiera, formula sacra; al di fuori del contesto religioso, anche slogan, massima personale, stile di vita
dal sanscrito मन्त्र màntra ‘strumento del pensiero, inno, formula sacra o magica’.
Bevanda alcolica calda composta tradizionalmente da cinque ingredienti
voce inglese, a sua volta dall’hindi pāñc पांच, ‘cinque’, a sua volta dal sanscrito pañca पञच, ‘cinque’ (confronta il latino quinque e il greco pénte πέντε, ‘cinque’).
Maestro spirituale; esperto nel proprio settore
dall’hindi guru गुरु, ‘mentore spirituale, esperto’, a sua volta dal sanscrito guru गुरु, ‘precettore spirituale, persona venerabile’, il cui significato viene dall’aggettivo guru गुरु, ‘pesante, importante, di gran valore’ (si confrontino il latino gravis e il greco barýs βαρύς).
Antico simbolo magico-religioso; simbolo assunto dai movimenti antisemiti nazisti
dal sanscrito svastika स्वस्तिक , ‘oggetto di buon auspicio’.