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Bandana

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SignPiccolo foulard che si porta annodato alla testa o intorno al collo

dal sanscrito बन्धन (bandhana) ‘legame, atto del legare, atto dello stringere’, a sua volta derivato dalla radice verbale बन्ध (bandh) ‘legare, stringere’.

Ormai ci siamo: è estate. Quasi fa paura dirlo a voce alta, pensando all’altalenarsi tra gelo artico e afa da Mille e una notte dell’ultimo periodo, ma dovremmo poter correre il rischio senza incorrere in improvvise inversioni a U.

Il mio rapporto con questa stagione è cambiato molto: mentre adesso non amo particolarmente andare al mare (pur vivendo in una delle zone costiere più belle della Sardegna... strana la vita!), quand’ero molto piccolo il mese di maggio portava con sé alcune certezze: il caldo, l’imminente fine della scuola, le giornate trascorse sulla spiaggia dalla mattina alla sera e, infine, l’immancabile bandana.

Non so in che periodo sia da collocarsi il boom della bandana, ma son certo del fatto che i miei dieci anni (anno più, anno meno) sono stati segnati da una marea di teste variopinte e decorate a motivo paisley.

Bandana è uno di quei termini pure divertenti da sentire, tipo gibigiana, sardonico, sicofante... ma da dove viene questo simpatico ammasso di suoni con cui ci si cinge la testa sotto il solleone?

Si pensi al sostantivo italiano benda o a quello inglese bond (“legame”). Dal punto di vista del suono ricordano molto la bandana, perché la radice indoeuropea è la stessa, ed è quella che indicava il significato del legame, dell’azione di stringere e via dicendo. Ovviamente gli esiti son tutti diversi nelle varie lingue-figlie, ma una comparazione di questo tipo può aiutarci a comprendere meglio il significato di tante parole: io mi confesso, e dico che per tanto tempo non ho avuto idea del motivo per cui il bendaggio gastrico si chiami così (l’intervento di chirurgia bariatrica che ha come scopo la limitazione della quantità di cibo introdotta nell’organismo). Come si fa? Stringendo lo stomaco (detto in parole poverissime)!

Ma veniamo al motivo per cui bisogna tirare in mezzo ai giochi il sanscrito. Se abbiamo detto che in italiano c’è la parola benda (e qui aggiungo che c’è anche una benda latina), e se abbiamo detto che in inglese c’è il termine bond (ma anche binder, cioè chi o cosa esegue l’azione di stringere o legare, e to bind, l’azione compiuta dal binder), perché dobbiamo cambiare continente per capire questa benedetta bandana? Una domanda più che lecita ha una risposta banalissima: non troviamo un precedente di bandana in latino, mentre in sanscrito troviamo proprio il termine बन्धन (bandhana), che indica non solo l’atto di compiere il verbo बन्ध (bandh, “unire, stringere, legare”), ma anche il legame che ne deriva e vari strumenti atti al creare un legame (la corda, una stringa e via dicendo). Infine, col termine बन्धन (bandhana) indica anche, nella filosofia, il mundane bondage (“legame mondano”, come viene definito in uno dei principali dizionari di sanscrito), in opposizione alla liberazione finale.

Ancora una volta, partendo da una parola comunissima, siamo arrivati da tutt’altra parte, viaggiando tra paesi, continenti, lingue e mode: chissà, forse l’estate 2019 sarà proprio quella del ritorno della bandana!

Mauro Aresu, giovane studente di Lettere classiche, a venerdì alterni ci racconta una vicinanza fra italiano e sanscrito.

Parola pubblicata il 14 Giugno 2019

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