Brainstorming

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breinstòrming

SignMetodo di approccio a un problema che consiste nell'apporto creativo senza filtri da parte di un gruppo di persone

voce inglese, composta da brain 'cervello' e storm 'tempesta'.

Questo è uno degli esempi più celebri di una voce inglese recepita nell'uso italiano. Ed è una di quelle criticate con minor criterio: descrive una tecnica specifica, che può essere resa con termini nostrani solo in maniera affettata e poco efficace.

Il brainstorming (letteralmente il 'tempestare di cervelli') consiste nell'approcciare un progetto o un problema chiedendo al gruppo di dar fondo alla creatività individuale lanciando senza filtri un grande numero di proposte, che solo in un momento successivo vengono vagliate. È un metodo talmente efficace da trovare impiego nella stragrande maggioranza dei casi in cui si lavori alla risoluzione di un problema in squadra (ma anche da soli).

Curioso notare come sia un termine decisamente vecchio: il sostantivo 'brainstorm' si trova in inglese a partire dalla metà del XIX secolo, e il verbo 'to brainstorm' (da cui 'brainstorming') è entrato in uso negli anni Venti. Il successo conquistato durante il secolo scorso lo ha portato fino a noi. Così faremo un brainstorming per trovare il nome al nuovo prodotto, si fa un brainstorming per capire come si può migliorare la coesione del gruppo, e gli avvocati troveranno la linea più salda analizzando i risultati di un brainstorming.


- «E tu che cosa fai? Perchè non lavori con i tuoi compagni e te ne stai lì tutto solo?» «Sto brainstormando» -

Dell’arte dello zittire l’insegnante rompiscatole in due parole. Ma quando uno studente ti risponde così, cosa puoi fare? Per quanto mi riguarda posso solo indietreggiare, abbassando la testa e mormorare “prego fai pure, non ti disturberò più”. Perché questa risposta è perfetta. Dal punto di vista linguistico, anche se in modo improprio, l’uso della parola straniera è pregevole. Il brainstorming è per definizione un’attività di gruppo, quindi non giustifica lo studente solitario che fissa il soffitto. Però questo ragazzo ha preso una parola straniera, l’ha italianizzata (giusta la scelta della prima coniugazione, tra l’altro, come capita per quasi tutti i neologismi), e ha applicato la perifrasi con il gerundio in maniera precisa e corretta. Davvero notevole per un principiante.

Ma la parte migliore di questa frase è il ragionamento e la consapevolezza del proprio sistema di apprendimento. Come a dire: lo so quello che tu ti aspetti da me, ma in questo momento non sono pronto, e dovrai aspettare. Non so se vale per tutti gli insegnanti, ma io sotto sotto ho un animo da generale prussiano che ama l’ordine e vuole soffocare nel sangue ogni insubordinazione. Eppure, perfino il mostro che è in me si scioglie di fronte a uno studente che motiva le sue scelte e reclama i suoi diritti. Anche quello di guardare il soffitto ed estraniarsi completamente dalla lezione. Perché, come sa l’altro mio mostro, il mio io studentesco, sessantottino e ribelle, quello è il vero scopo.

Con Chiara Pegoraro, esperta insegnante d'italiano per stranieri, a giovedì alterni affronteremo le questioni più problematiche e divertenti che riguardano l'apprendimento dell'italiano come seconda lingua.

Parola pubblicata il 18 Agosto 2016

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