Affrancare

af-fran-cà-re (io af-fràn-co)

Rendere libero, emancipare; apporre francobolli o timbri per pagare una spedizione postale

composto parasintetico di franco 'libero', già variamente presente nel latino medievale, derivato del latino tardo francus, col medesimo significato.

Gli ambiti d'uso di certi verbi sono particolarmente buffi: questo è un verbo ricercato la cui patria sono i discorsi aulici e quelli postali.

Sappiamo che affrancare una lettera significa attaccarci sopra il francobollo, o un timbro che ne faccia le veci (è proprio di quel 'franco' del 'francobollo' che stiamo parlando). Oggi le consuetudini del sistema postale sono diverse da quelle in uso quando questa parola è emersa, e l'affrancatura si presentava come un'esenzione, una liberazione dalla tassa postale (che volentieri gravava sul ricevente, piuttosto che sul mittente) attraverso un pagamento anticipato: l'accortezza senza tempo del far pagare prima.

Capiamo che si tratta di un esito particolarmente efficace ma del tutto ordinario e lineare del primo significato di 'affrancare', cioè 'liberare', che ci giunge dal latino ma è di ascendenza germanica. Insomma, anche se questo verbo ha trovato un ottimo impiego alle poste, non è qui la sua cifra straordinaria.

È (mi pare che sia) l'unico verbo italiano, sinonimo di 'liberare', a descrivere (con un prefisso latino 'ad-' digerito) un avvicinamento che raggiunge la libertà. Mentre molti verbi sinonimi (svincolare, districare, sciogliere, assolvere) si concentrano su dei vincoli che legavano e ora vengono meno, l'affrancare è un'affermazione positiva. Qui la libertà non è ottenuta mediatamente per sottrazione di un vincolo, ma direttamente per raggiungimento. Potevo affrancare uno schiavo, e quindi metterlo nello stato di uomo libero; posso affrancare un immobile da certi diritti altrui che ci gravano sopra, sospingendolo in una libertà di godimento più piena; e anche quando dico che con un momento di consapevolezza mi affranco dai miei timori, o che mi sono affrancato da certe idee che avevo da ragazzo, l'immagine è quella, graziosa, di un congedo, di un commiato (senza lasciare a terra catene spezzate) accompagnato da passi dritti che raggiungono una nuova libertà.

Poi uno può buttare l'affrancare nel secchio dei suoi sinonimi, ma se ha una specialità è questa: fa della libertà un luogo che può essere raggiunto direttamente - luogo astratto come quello dei diritti, concreto come quello della nostra dimensione interiore.

Parola pubblicata il 05 Dicembre 2018

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