Alfabeto

L'italiano visto dagli stranieri

al-fa-bè-to

Serie ordinata di segni grafici che rappresentano i suoni di una lingua; rudimenti, nozioni essenziali

dal latino alphabetum, dal greco alphàbetos, composto da alpha e beta, prime due lettere dell'alfabeto greco.

Anche una parola così consueta merita alcune riflessioni.

L'alfabeto è uno dei cardini della lingua: consiste nell'insieme ordinato dei segni grafici che tendono a rappresentare tutti i suoni della lingua stessa. Ne esiste una gran varietà, per quanto quelli che scaturiscono da quello romano si siano affermati come dominanti a livello globale, veicolati dalle diffusissime lingue che lo impiegano. La prima meraviglia che questa parola nasconde è il segno dell'influenza del prestigio greco sulla cultura latina: per quanto le lettere alfa e beta non siano passate senza modifiche nel nostro alfabeto, permangono in questo nome. E questo passaggio ci invita a considerare a ritroso l'intricata storia di questo sistema ordinato, indietro fino alla diffusione sul mare dell'alfabeto fenicio, genitore di quello greco e di quello arabo, e ancora indietro alle silenziose incisioni del proto sinaitico, tracciate nella prima metà del secondo millennio avanti Cristo, prima testimonianza alfabetica, da cui lo stesso fenicio nacque.

La semplicità a un tempo elementare e basilare di questo concetto ha invitato degli usi figurati di gran mordente: l'alfabeto diventa qualunque insieme di rudimenti e nozioni essenziali necessari per una disciplina - pensiamo all'uso degli attrezzi che è l'alfabeto del falegname, a come conoscere l'alfabeto dell'economia permetta di leggere con cognizione i giornali, al corso che insegna l'alfabeto della scultura con la creta. Non a caso, in questo senso, ha come sinonimo popolare 'abbiccì'.


- Prima lezione di italiano: “Allora, qualcuno conosce una parola con la lettera A?” “Ammazzaò!” -

È inevitabile, la ricchezza dell’italiano regionale si inserisce nel percorso di apprendimento e di conseguenza gli stranieri prendono l’accento della città dove imparano la lingua. Noi italiani non siamo molto abituati a sentire accenti esotici mischiati a quelli autoctoni e ci fa sorridere sentire un accento arabo-romano o un cinese-toscano, o uno dei miei preferiti, il ghana-padano.

Questo accade soprattutto agli immigrati, ma anche chi viene qui appositamente per studiare l’italiano ne è toccato. Io sono veneta, ma lavoro a Roma, ed è abbastanza comune vedere uno studente scrivere “fascile”, scambiando la pronuncia morbida della “c” per uno “sci”. Ho anche sentito intere classi ripetere “sabbado” andando dietro a un’insegnante calabrese. C’è chi storcerà il naso, ma queste differenze in realtà, sono una ricchezza. L’italiano parlato standard è la lingua di radio e televisione, e non sono molti gli italiani madrelingua a parlare un italiano privo di accento. C’è anche da dire che la scuola della glottodidattica italiana è molto flessibile su questo punto (a meno che ovviamente non siano errori, come “fascile”, appunto). In altri paesi non c’è questa flessibilità e si insiste molto su una pronuncia standard, tant’è che alcuni insegnanti devono fare corsi di dizione come formazione per lavorare.

Rispetto a questo c’è una domanda che viene fatta da moltissimi studenti: qual è la città migliore per imparare l’italiano? A questa domanda i fiorentini risponderanno Firenze, che d’altronde è la culla dell’italiano, i Romani tesseranno le lodi di Roma, dove la pronuncia (non l’accento, attenzione!) è la più simile all’italiano standard, i Milanesi diranno Milano, il motore economico dell’Italia, e così via. Un consiglio spassionato? Andate dove volete, imparerete a dire bène o béne, gònna o gónna, trè o tré, ma quando parlerete italiano vi capiremo lo stesso. Alla fine milanesi, fiorentini, romani o calabresi, parliamo Anche noi, tutti, italiano.

Parola pubblicata il 28 Aprile 2016

L'italiano visto dagli stranieri - con Chiara Pegoraro

L'italiano è una delle lingue più studiate al mondo: come è che gli stranieri la vedono, quali sono le curiosità, le difficoltà e le sorprese che riserva a chi la sta imparando? Con Chiara Pegoraro, esperta insegnante d'italiano per stranieri, osserveremo attraverso alcune parole le questioni più problematiche e divertenti di questo tipo di apprendimento. Per gli italiani, qualcosa di nuovo e insolito sulla loro lingua madre; per le migliaia di amici stranieri che ci seguono, un simpatico aiuto.

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