Apporre

ap-pór-re (io ap-pón-go)

Aggiungere, mettere accanto, porre sopra; chiosare, obbiettare

dal latino appónere ‘collocare, aggiungere, mettere accanto’, composto di ad- ‘presso’ e pónere ‘porre’.

Una parola meno semplice e più insidiosa di quanto non paia di primo acchito.

Il nocciolo di significato di ‘apporre’ è ‘aggiungere, porre sopra’. Posso apporre una condizione gravosa al patto; nel libro antico Posso trovare apposti appunti e chiosature di studiosi morti da secoli; e alla casa sequestrata saranno apposti dei sigilli.

Vediamo che appartiene a un registro piuttosto elevato: la condizione potrebbe essere semplicemente posta, gli appunti aggiunti, i sigilli messi. Nell’apporre c’è un che di solenne, quasi ieratico – e l’attenzione, più che sull’oggetto apposto è tutta sbilanciata sul gesto, che ci immaginiamo così ampio e grave.

Proprio per questo è un verbo di cui non abusare. Ad esempio, molte volte, specie nel lessico burocratico, si ricorre alla locuzione ‘apporre la firma’ al posto del semplice ‘firmare’. Ed è vero che ‘apporre la firma sul documento’ ha un tono più aulico di ‘firmare il documento’, ma lo scopo del linguaggio burocratico deve essere la comprensibilità, non l’altezza, e la sua eleganza sta tutta nella chiarezza. Se una piccola complicazione non appesantisce il testo, dieci piccole complicazioni lo rendono contorto; inoltre non si spiega una ragione evidente per porre l’accento sul gesto del firmare, piuttosto che direttamente sulla firma.

Infine, proprio in virtù dei significati di ‘porre accanto, aggiungere’, è notevole l’estensione del significato in ‘chiosare, obbiettare’: al mio intervento il professore appone una riflessione ulteriore, Tizio ha sempre qualcosa da apporre alle idee altrui, e non apporrei nulla al menu. Un modo molto fine, delicato ed efficace per significare qualcosa che facilmente genera qualche attrito.

Parola pubblicata il 12 Luglio 2017

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