Appurare

ap-pu-rà-re (io ap-pù-ro)

Accertare, verificare, controllare, riconoscere la verità di qualcosa; depurare

dallo spagnolo apurar, composto parasintetico di puro 'puro'.

Il passaggio semantico che porta il 'depurare' fino al 'verificare' avviene già nello spagnolo del XIII secolo: l'italiano recepisce questo verbo a giochi fatti, nel Seicento.

Sappiamo che appurare vuol dire accertare, chiarire, controllare la verità di qualcosa, in un registro piuttosto curato. Appuro che non stia passando nessuno e faccio una rapida inversione, andando giusto incontro ai vigili della municipale che non avevo notato e mi fermano; nella ricerca clandestina di squisitezze dolci appuro che qualcuno ha finito il barattolo di nutella lasciandone un sottile strato sulle pareti perché alla vista paresse pieno (aspetta, sono stato io); e una rapida indagine è sufficiente ad appurare l'estraneità ai fatti di un primo indagato.

La bellezza con cui ci si presenta l'appurare è penetrante: un atto tutto intelligente come quello del verificare una realtà viene dipinto in una veste chimica, o alchimistica, per cui il fatto viene depurato, scevrato dal dubbio e dal falso, e quindi mostrato alla mente limpido, nella sua forma vera e vera consistenza. E in effetti il richiamo di questo processo resta in una certa solennità, in una certa cerimonia dell'appurare: anche se appuriamo con un'occhiata en passant, rimane un'azione presente.

Parola pubblicata il 17 Maggio 2018

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