Breve
brè-ve
Significato Nella notazione della musica occidentale, figura che designa un valore di durata; deriva dall’aggettivo omonimo che indica la qualità di ciò che è corto, limitato nel tempo e nello spazio: in origine la breve era la figura che esprimeva il valore temporale minimo, corrispondente alla sillaba breve della prosodia latina
Etimologia dal latino brĕvis ‘corto, stretto’.
- «Conosci il movimento 'alla breve' del concerto a due cori di Händel?»
Parola pubblicata il 01 Marzo 2026 • di Antonella Nigro
Le parole della musica - con Antonella Nigro
La vena musicale percorre con forza l'italiano, in un modo non sempre semplice da capire: parole del lessico musicale che pensiamo quotidianamente, o che mostrano una speciale poesia. Una domenica su due, vediamo che cos'è la musica per la lingua nazionale
Il sostantivo femminile ‘breve’ risale etimologicamente al latino brevem, accusativo singolare di brevis. L’accusativo, molto frequente nel parlato latino, è alla base della maggior parte degli esiti romanzi: anche ‘sermone’ deriva da sermonem e non da sermo. La -m finale, già debole nel latino classico, cadde poi anche nello scritto.
Nell’evoluzione del latino letterario, in Europa avvenne una trasformazione del tipo di accentazione, che da quantitativa divenne intensiva, come nell’attuale lingua italiana. I segni accentuali acuto e grave indicavano rispettivamente l’innalzamento e l’abbassamento dell’intonazione secondo consuetudini tonemiche. Questi ‘accenti’ ispirarono la notazione neumatica pre-mensurale, trasformandosi graficamente nei due neumi semplici (detti anche monosonici, ossia che portano un solo suono): la virga e il punctum. Nei testi liturgici in latino i neumi suggerivano l’intonazione (lo abbiamo visto con la parola ligatura). Il punctum è stato prevalentemente considerato un suono più grave rispetto alla virga (secondo alcuni studiosi un suono di durata più breve), costituendo uno dei primi nuclei della scrittura musicale occidentale, prima dell’introduzione del rigo musicale che avrebbe permesso di segnare con relativa precisione l’altezza dei suoni.
Per farla breve (!), intorno al 1200 la brevis era il valore di durata più breve, ma col passare del tempo aumentò gradualmente sino a diventare il più lungo. Furono infatti introdotte via via note di valore inferiore: semibreve, minima, semiminima, croma… La maxima e la longa, più lunghe della breve, uscirono gradualmente di scena; la nostra eroina, cresciuta nel frattempo fino ad assumere una durata considerevole, oggi fa rare apparizioni nelle partiture.
C’è un’altra differenza tra la breve odierna e quella del passato. Nel Medioevo e soprattutto nel primo periodo rinascimentale, la breve e la semibreve (ossia la figura immediatamente più piccola dopo la breve), ma anche la longa e la maxima, potevano essere perfette o imperfette. La misura della breve era chiamata tempo (tempus) e quella della semibreve prolazione (prolatio). Se la breve era perfetta, valeva tre semibrevi e il tempus era perfetto; se era imperfetta equivaleva a due semibrevi e il tempus era imperfetto. La perfezione del tempo era segnata con un circolo, figura geometrica tradizionalmente associata alla completezza e all’eternità, mentre l’imperfezione veniva resa con un semicircolo.
Questi significati non coincidono con i valori che oggi attribuiamo alla breve, che vale ‘solo’ due semibrevi. Anzi, attualmente la divisione di tutte le figure, di regola è binaria. Ma c’è un vistoso residuo grafico nel modo di scrivere la musica oggi, un piccolo relitto in cui sopravvive l’antica concezione del tempo. Chiunque abbia qualche familiarità con uno spartito musicale saprà che il tempo 4/4 si segna anche con C, che ora sappiamo non è la lettera dell’alfabeto, ma un semicircolo. Un semicircolo attraversato da un taglio verticale corrisponderà invece a una scansione del tempo in 2/2.
Nella musica del periodo rinascimentale, talvolta un titolo come Missa brevis, allusivo alla breve iniziale, celava in realtà la provenienza profana o addirittura licenziosa del materiale tematico utilizzato; ecco un esempio di messa con questo titolo. C’è poi un altro impiego del termine breve. Si tratta della locuzione alla breve, che si può trovare all’inizio di un movimento o di un episodio. Più tardi l’espressione alla breve venne spesso associata allo stile ‘a cappella’, o al cosiddetto ‘tempo tagliato’ (il semicircolo col taglio verticale). Nel periodo barocco indicava che l’unità di tempo era segnata con un valore doppio di quello consueto, con un aumento indiscriminato della velocità esecutiva. La troviamo in Bach e in molti altri compositori.
Insomma, nata per indicare ciò che dura poco, la breve è diventata la figura che dura più a lungo: un paradosso del tempo musicale.