Cognato

La strana coppia

co-gnà-to

Fratello della moglie o del marito, e relativo coniuge; marito della sorella; simile, congenere

voce dotta recuperata dal latino cognatus 'consanguineo', composto da cum- 'con-' e gnatus per natus 'nato'.

I singenionimi, cioè i nomi di parentela, sono un settore chiave del lessico, specchio di rapporti famigliari e sociali e strumento primordiale di classificazione dell’esistente. Di norma presentano una notevole uniformità in diverse lingue — basti pensare alla somiglianza, in tutti gli idiomi indoeuropei, delle parole per indicare il padre e la madre. Ma vi sono delle interessanti eccezioni, e il termine cognato è una di esse. Alcune lingue, infatti, non hanno una parola singola per indicare i cognati, ricorrendo perciò a nomi composti o perifrasi, come nel caso dell’inglese brother/sister-in-law (letteralmente “fratello/sorella per legge”). Tuttavia, la radice da cui è nato l’italiano cognato è chiaramente presente nell’inglese cognate, il quale però, significando “affine, analogo” o genericamente “imparentato”, ha poco a che vedere con i coniugi dei nostri fratelli e sorelle (e viceversa), mentre ne ha molto con ciò che facciamo in questa rubrica.

Come chi frequenta questo sito sa bene, le strane coppie che presentiamo qui non sono semplicemente “falsi amici” — ovvero termini che in diverse lingue (magari per puro caso) sono uguali o simili nella forma ma differenti nel significato — bensì parole che hanno preso strade diverse, certo, ma sono nate dalla medesima radice: insomma, parole sorelle, quantunque infide. E se le definissimo “parole cognate” (cognati serpenti, nel nostro caso), seguendo l’esempio degli anglofoni, che chiamano le parole imparentate cognate words o cognates? No, non sarebbe l’ennesimo calco dall’inglese, bensì un uso perfettamente coerente con l’etimo e la natura del termine. L’italiano cognato, infatti, come i suoi... cognati in altre lingue — dallo spagnolo cuñado all’inglese cognate — deriva dal latino cognatus, formato da cum (con) e (g)natus (nato): quindi, “nato insieme, consanguineo, affine”. Ma allora, com’è che in italiano e in altre lingue il significato si è così ristretto, andando a riferirsi, peraltro, specificamente a parenti acquisiti?

In origine, i Romani distinguevano gli agnati, ossia i consanguinei in linea maschile, dai cognati, quelli per via femminile, mentre i parenti acquisiti appartenevano alla categoria degli adfines (affini). Col tempo, però, tale distinzione fu abbandonata e tutti quanti i parenti furono detti cognati, compresi quelli acquisiti. In latino volgare, poi, cognatus e cognata restrinsero il proprio senso, riferendosi in particolare al marito della sorella e alla moglie del fratello. Il motivo possiamo solo supporlo: probabilmente, a differenza degli altri parenti, i cognati non avevano ancora un appellativo tutto loro. Nell’italiano letterario, peraltro, l’uso originario del termine ha resistito abbastanza a lungo, se ancora Leopardi, nel “Bruto minore”, scriveva che «cognati petti il vincitor calpesta», certo non evocando epiche battaglie tra cognati in senso stretto.

Ma tornando alle nostre parole cognate, una domanda si affaccia inevitabilmente, e delle più affascinanti: fin dove possiamo e dobbiamo risalire, per trovarne i progenitori comuni? E c’è stata (come sostengono alcuni studiosi, forse inebriati dal profumo biblico) un’unica Lingua Madre di tutte le sorelle e cognate del mondo? «Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole», dice il Genesi. Ma è soprattutto il prosieguo che ci interpella e forse — ancorché poliglotti — ci tenta: «[…] essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile».

Parola pubblicata il 13 Agosto 2019

La strana coppia - con Salvatore Congiu

Parole sorelle, che dalla stessa origine fioriscono in lingue diverse, possono prendere le pieghe di significato più impensate. Con Salvatore Congiu, insegnante e poliglotta, un martedì su due vedremo una di queste strane coppie, in cui la parola italiana si confronterà con la sorella inglese, francese, spagnola o tedesca.

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