Dimestichezza

di-me-sti-chéz-za

Confidenza, familiarità; ottima conoscenza, specie pratica

derivato di dimestico, variante di domestico, che viene dal latino domesticus 'che è proprio della casa', da domus 'casa'.

La dimestichezza non è una semplice conoscenza. È una familiarità consueta, una padronanza pratica che nasce nell'abitudine: è quel tipo di confidenza che, secondo l'etimo, dobbiamo riconoscere in qualcosa che ormai abbiamo addomesticato, che figuratamente è entrato con stabilità nella nostra casa.

Tantissimi hanno la patente, ma la dimestichezza con la guida è una competenza intima; tutti hanno contatti con la pubblica amministrazione, ma aver dimestichezza con la burocrazia permette contatti più efficaci ed efficienti; e tutti abbiamo studiato grammatica e matematica a scuola, ma è evidente come questo, in molti casi, non si traduca in una sicura dimestichezza.

Questo termine può anche essere usato per indicare un certo tipo di familiarità anche nei rapporti con le altre persone: si nota con preoccupazione la dimestichezza che l'amico ha con dei loschi figuri, una dimestichezza manifesta ci può rivelare la tresca fra due colleghi, e viene scelto come coordinatore del progetto chi abbia la maggiore dimestichezza con tutti i collaboratori.

Una parola nota, che solitamente non stupisce; ma la sua gradevole ricercatezza e il suo richiamo evocativo e incisivo alla sfera della casa le danno mordente, e la rendono una risorsa ferace.

Parola pubblicata il 10 Aprile 2016

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