Esimere

e-sì-me-re (io e-sì-mo)

Liberare, esentare

dal latino exìmere 'prendere da parte, esentare', composto di ex- 'fuori' ed èmere 'prendere'.

È un verbo interessante sotto diversi profili, che per quanto gagliardo suscita spesso delle incertezze.

Appartiene a un registro elevato, e ha il significato di esentare, di liberare da un obbligo: ad esempio posso esimere gli studenti dalla partecipazione all'interminabile convegno, la legittima difesa esime dalla responsabilità penale, e posso esimere i cugini dal dover rimettere tutto in ordine dopo la festa. L'immagine etimologica da cui scaturisce questa parola è semplice e incisiva: l'eximere latino significa infatti 'prendere da parte', come se si sottraesse qualcuno o qualcosa dal fascio di luce di una responsabilità che altrimenti lo investirebbe. È la medesima radice di 'esimio', che significa l'eccellente proprio con l'immagine di qualcuno che si distingue da un'inferiore generalità, e anche di 'esentare' (da exemptus, participio passato di eximere).

Va notato che si tratta di un verbo difettivo: 'esimere' non ha un participio passato, il che taglia via ogni tempo composto. È inoltre tanto consueto l'uso riflessivo - 'esimersi': In questi casi significa ovviamente dispensarsi da soli: non posso esimermi dal dire la mia, cerco di esimermi dal dovere gravoso, e accettando il bicchiere della staffa non mi esimo dai doveri di ospite.

Tale uso riflessivo è pressoché assente nel verbo fratello 'esentare' (sono sempre altri ad esentarci), che per il resto è un sinonimo quasi perfetto. Vale il contrario per 'astenere', che invece vive solo come riflessivo, 'astenersi': ma chi si astiene non si sottrae, si tiene lontano. Altri sinonimi, come 'esonerare' o 'dispensare', pongono invece l'accento sull'azione del togliere un peso - immagine simile ma diversa da quella del dipartire da un obbligo.

Una risorsa davvero raffinata!

Parola pubblicata il 01 Giugno 2016

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