Gozzoviglia

goz-zo-vì-glia

Bisboccia, bevuta e mangiata abbondante, conviviale e chiassosa

probabilmente dal latino gaudere 'godere', attraverso il latino medievale gaudibilia 'cose di cui godere', con un presumibile incrocio con gozzo.

Fin dall'etimo più accreditato questa parola si dispiega nella netta dimensione del godere.

Va detto: quello della gozzoviglia non è un godere particolarmente compassato né misurato: nella gozzoviglia il bere e il mangiare sono abbondanti, esagerati (non a caso vi pesa sopra il gozzo, la gola), e il loro contorno è una convivialità chiassosa. Ora, il nome di questa bisboccia intemperante è stato per lunghi secoli considerato una parola bassa, mentre oggi rivela una certa ricercatezza: pur definendo qualcosa di colorito e incontinente, lo ingentilisce. Si può essere stremati dalle gozzoviglie delle feste, al mattino il sole mostra impietosamente il soqquadro lasciato dalla gozzoviglia della sera prima, e dopo giorni di dura concentrazione la gozzoviglia sa sciogliere i nodi meglio d'un massaggio.

Una parola che, per le sue qualità espressive e il tono ilare, va tenuta calda.

Parola pubblicata il 16 Aprile 2017

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