Granire

gra-nì-re (io gra-nì-sco)

In riferimento alle spighe dei cereali, mettere i chicchi; cominciare a prodursi, generarsi

derivato di grano.

Certo non è rumoroso, il granire, non ci fa voltare all'improvviso. È il mettere i chicchi, dei cereali, quando lentamente l'infiorescenza composita della spiga inizia a fruttare (già perché i grani sono i frutti, non solo i semi).

Il granire non è più un fenomeno che calamita l'attenzione delle masse, per quanto in passato risultasse di sicuro coinvolgente. E a meno di voler essere molto precisi nel descrivere la crescita delle graminacee spontanee nel parchetto, a meno che il nonno coltivi il grano, o a meno di usare questo verbo per indicare l'iniziare a mettere il frutto di altre piante, è difficile parlare di un granire proprio. Per fortuna, come sempre, il fenomeno biologico esercita una splendida suggestione figurata.

Se il granire descrive in primis un mettere i chicchi, un iniziare a dare frutto, può diventare un cominciare a prodursi, un generarsi, un prendere corpo - silenzioso, appena afferrabile, quasi una condensazione. Anzi, certo l'umido granisce in goccioline sul vetro freddo della bottiglia; popolarmente si dice che a mangiar cioccolato i brufoli graniscono; e secondo un bell'uso toscano graniscono i primi dentini nelle bocche dei bambini. Ma facendo un altro passo nel figurato può granire un sorriso, una speranza, un'intuizione. Non è un germogliare: è il passo precedente al germogliare, ancora più intimo, ancora più riposto.

Va notato che esiste un secondo diverso verbo 'granire', col significato principale di 'ridurre in grani' (per cui posso granire il blocco di sale) e di fare, sul metallo, la granitura, ossia di lavorarlo decorativamente in modo che un fondo acquisisca rilievi minutamente sgranati, che fanno spiccare le figure. Significati un po' più protocollari rispetto alle possibilità dell'altro granire.

Parola pubblicata il 20 Agosto 2018

Commenti