Inizio

i-nì-zio

L'atto, il luogo, il momento in cui qualcosa comincia; prima manifestazione; manifestazione debole

dal latino initium, derivato di inire 'entrare, cominciare', composto di in e ire 'andare'.

Questa parola è così umile e ricorrente da non farci mai alzare un sopracciglio, ma riposa su un'immagine sintetica più complessa di quel che si direbbe (dopotutto lo stupore per lo scorcio di casa è il più sorprendente).

Sappiamo che l'inizio è l'atto, e il luogo, e il momento in cui un fenomeno prende avvio: fin qui niente di strano. Si ode il segnale d'inizio della partita, l'inizio del percorso è più accidentato del prosieguo, devo rivedere il film dall'inizio perché mi sono addormentato subito.

Eppure nell'etimo lo troviamo descritto letteralmente come una entrata in. Se parliamo di 'entrare in' presupponiamo che ci sia un dentro, ma un dentro che spesso è tutt'altro che fisico. È il dentro del futuro, della storia ventura, della realizzazione: l'inizio è l'atto e il luogo e il momento dinamico in cui si entra nella narrazione, nel processo, nel fenomeno. Narrazione, processo, fenomeno che individuiamo, e perciò ritagliamo mentalmente dal foglio del mondo, e di cui quindi riconosciamo un dentro e un fuori, e così un'entrata, un inizio.

Per questo l'inizio può anche diventare una prima manifestazione o una manifestazione debole - per questo possiamo parlare di un inizio di consapevolezza rivelato da un gesto di compassione o di un inizio d'influenza che abbiamo scongiurato con tè e miele. L'inizio può anche essere un primo ingresso, o solo un ingresso senz'altro - così come il primo passo di un lungo cammino in un dentro enorme.

Bellezza del termine poetico: nasconde una metafora che condividiamo e richiamiamo senza accorgercene.

Parola pubblicata il 26 Marzo 2018

Commenti