Imprecare

im-pre-cà-re (io im-prè-co)

Inveire, lanciare maledizioni, insulti; augurare il male a qualcuno

voce dotta, recuperata dal latino imprecari nel senso di 'pregare contro', derivato di precari ' pregare', col prefisso in-.

Non ci si aspetterebbe che un atto così incandescente e brusco come quello di imprecare possa nascere da un'immagine alta e seria. Ebbene, l'imprecari latino ci sa stupire.

Infatti aveva dei significati ambivalenti: era un pregare tanto per il bene quanto per il male - ed è il versante del maledire ad essere rimasto nel nostro 'imprecare', che originariamente, e ancora nel primo italiano, ha giusto il senso di augurare il male a qualcuno (ti impreco che ti si rompano i lacci delle scarpe appena uscito di casa).

Oggi però se parliamo di imprecare e imprecazioni pensiamo subito a un inveire, piuttosto scomposto, volentieri sferrato in insulti offensivi, magari anche indulgendo in blasfemie. Seduti vicino al campo da tennis udiamo imprecare malamente i giocatori a ogni punto perso; per tutto il tragitto verso la depositeria comunale l'amico a cui è stata rimossa l'auto impreca quasi senza riprendere fiato; e quando leggo una mail con notizie ferali chiudo imprecando il computer. Così un termine buono per invocazioni diventa un termine che con un certo tono elegante descrive la più accesa intemperanza.

Parola pubblicata il 09 Settembre 2017

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