Inveire

in-ve-ì-re (io in-ve-ì-sco)

Rivolgersi contro qualcuno con parole violente

dal latino invehi scagliarsi contro, passivo di invehere condurre dentro, composto di in- dentro e vehere condurre.

Il 'condurre dentro', il 'portare' è un concetto che si presta, figuratamente, a descrivere un attacco. E l'inveire lo descrive con forza, anche visto che il 'vehere' latino è un verbo massiccio, che ci racconta un trasportare con mezzi pesanti - carri, cavalli, navi.

Inveire vuol dire rivolgersi a qualcuno ricoprendolo di improperi, con parole violente - tanto che il rimprovero e l'accusa, nell'inveire, diventano offesa. Si tratta quindi di un biasimo travolgente e aggressivo: si inveisce contro chi ci ha tamponato in auto perché non teneva la distanza di sicurezza; si inveisce contro l'amministratore che prende una decisione sciocca e deleteria o semplicemente impopolare; si inveisce contro l'arbitro che concede un rigore.

Come è naturale che sia, questa parola prescinde dalle ragioni dell'invettiva: può inveire anche chi ha torto marcio. Ma ciò che più è importante, è che questa parola appartiene a un registro piuttosto elevato, e descrive un atto così rabbioso con una grazia notevole, pulita. Tanto che finisce per disinnescare o appannare l'intensità della sfuriata.

Parola pubblicata il 13 Luglio 2015

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