Interlocutorio

in-ter-lo-cu-tò-rio

Che ha carattere di dialogo non definitivo, ma che consente una discussione ulteriore; in diritto, di sentenza civile che non definisce la lite ma decide una questione interna al processo

dal latino medievale interlocutorius, derivato del latino interloqui 'interloquire, interrompere'.

Saper riconoscere la qualità dell'interlocutorio (e in certi casi anche sapervi ricorrere) è di importanza sottile e penetrante.

Conosciamo l'interloquire come un dialogare, anche abbastanza mosso visto che l'impronta prima dell'interloqui latino (propriamente un 'parlare in mezzo', cioè un 'interrompere') non è del tutto scolorita. Non sfora certo nell'incivile - anzi il verbo, col suo essere blandamente ricercato, ha un'aura di pulizia che arriva quasi al burocratico; ma i rimbalzi e le infilate di risposte dell'interloquire sono energiche, vivaci.

L'interlocutorio, emerso già all'alba dell'italiano da un interlocutorius di conio medievale, coglie un carattere molto peculiare di questo dialogare: si dice interlocutorio ciò che non porta a un punto definitivo, ma che tiene aperta la discussione. Prende il tempo che serve ad altre consultazioni, ponderazioni, quello che serve a distendere ancora un po' la relazione, a giocare una carta, prende lo spazio per rimandare quando non è opportuno negare esplicitamente. In diritto, è interlocutorio il pronunciamento, la sentenza che decide una questione interna del processo senza però investire la questione principale della contesa (peraltro è proprio in quest'ambito che compare per la prima volta questo termine, nello Statuto dell'Università ed Arte della Lana di Siena, della fine del Duecento). Quando si chiede alla mamma il permesso di andare a una festa, ci dà una replica interlocutoria («Non ci dovrebbero essere problemi, ma vediamo un po', chi ci sarebbe?»), il modo in cui l'amministrazione risponde alla mia richiesta con una lettera interlocutoria mi fa intendere lo spazio che ho per perorare le mie ragioni, ed è presto per dire se l'affare andrà in porto oppure no, siamo ancora in una fase interlocutoria fatta di preventivi, prospetti, pranzi.

Con spirito fattivo e sprezzo delle ambagi si potrebbe pensare che l'interlocutorio sia la qualità di chi o ciò che mena il can per l'aia. Ma sarebbe sbagliato. L'interlocutorio, è vero, non porta subito a una conclusione definitiva, ma consente la prosecuzione della discussione. Non ogni momento è quello buono per una conclusione; a volte - spesso - perché il frutto arrivi a maturazione serve qualche passaggio in più. Ed è questo lo scopo che dà forma all'interlocutorio. Fine, eh?

Parola pubblicata il 27 Marzo 2019

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