Limitrofo

li-mì-tro-fo

Confinante

voce dotta, recuperata dal latino tardo limitrophus, composto ibrido del latino limes 'limite' e dal verbo greco tréphein 'nutrire'.

Non che sia una parola difficile: certo è alta, ma in maniera più o meno consapevole è una parola che abbiamo disponibile, che probabilmente abbiamo trovato cento volte sui libri di scuola. Pure, quella di questa parola non è davvero una costruzione che vediamo tutti giorni.

È un composto ibrido: metà latino metà greco, e non capriccio moderno, ma giunto a noi dal tempo in cui il baricentro dell'Impero romano si era spostato a oriente, in un crepuscolo grecolatino. In particolare descriveva quelle zone che sostentavano le guarnigioni di presidio ai confini dell'Impero: da qui l'unione dei concetti di confine e di nutrimento. Recuperata in italiano tardi, solo nel XVII secolo, ha perduto il fulcro del suo significato originale, rimanendo semplicemente l'attributo di ciò che è confinante: i comuni limitrofi pagano le scelte del municipio poco attento all'ambiente; l'epidemia si diffonde nelle popolazioni limitrofe; e a Risiko - dice l'amico - puoi spostare i carrarmatini solo nei territori limitrofi.

(Peraltro va notato che si giunge a 'limitrofo' per un fenomeno aplologico: formalmente sarebbe dovuto essere 'limitotrofo', anzi ai tempi 'limitotrophus'.)

Parola pubblicata il 02 Agosto 2017

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