Mestatore

me-sta-tó-re

Chi mesta; chi trama e intriga

da mestare, cioè 'agitare mescolando', derivato dal latino miscèere mescolare, probabilmente attraverso un frequentativo miscitare.

L'azione del mestare, cioè dell'agitare mescolando, è comune, quotidiana: e sono proprio le azioni di questo genere ad avere significati figurati più intensi e autentici. Infatti a questo verbo sono collegati anche i significati di tramare, di intrigare: diventa un mescolare callido, esperto (perché anche le trame vengono cucinate); e il mestatore, quindi, se propriamente sarebbe colui che mescola, figuratamente diventa colui che ordisce trame occulte - usando come speciali strumenti l'agitazione, l'eccitazione. E va da sé che questa figura trova un particolare mordente in ambito politico.

Si può parlare del mestatore che prepara una rivolta generale per perseguire i suoi particolari fini, del mestatore che mina la posizione di un amministratore tessendo accuse e intorbidando le acque, e resta memorabile un discorso di D'Annunzio, pronunciato il 13 maggio 1915, contro "il mestatore di Dronero", cioè Giolitti, che attaccava per le sue caute posizioni neutraliste rispetto alla Grande Guerra.

È una parola forte: la sottigliezza dell'intrigante è trasmessa con un richiamo fisico - il che rende un uso figurato eccezionalmente vigoroso. Anche se, quando decidi di fare la polenta, è comunque bene che tu abbia a disposizione un mestatore paziente.

Col mesto, nessun nesso. Anche se dopo un'ora che mesti il morale non resta alle stelle.

Parola pubblicata il 24 Ottobre 2015

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