Miserabile

mi-se-rà-bi-le

Che suscita pietà; che suscita disprezzo

dal latino: miserabilis, da miserari aver pietà.

È una parola che invita delle considerazioni eccezionalmente importanti. Infatti l'etimologia ci parla di un [miserabilis] che è degno di pietà, di commiserazione; ma "miserabile" è una parola che in italiano, e con una forza eccezionale, significa anche degno di disprezzo profondo.

Davanti alla desolazione del miserabile, pietà e disprezzo sono entrambe vie percorribili - e se il disprezzo non era originariamente considerato, si è poi naturalmente incuneato a fianco della pietà. È certo vero che situazioni disastrate a livello materiale si accompagnino facilmente ad una morale minata dal bisogno: lo stesso "I miserabili" di Hugo è tutto incentrato sulla questione morale in un contesto di tragica miseria.

Il problema di questa parola, ad oggi, è che non decide quale significato avere: il contesto e il tono della voce possono inclinarla verso la pietà o verso il disprezzo, ma sono due significati praticamente opposti che vi coesistono dentro, che si contaminano a vicenda. Il miserabile ha un colore sprezzante, quasi astioso, anche quando vorrebbe avere uno sguardo dolce, pietoso - e quando vuole essere aggressivo tradisce sempre la sottile colpevolezza di chi attacca il misero, il debole.

Parola pubblicata il 13 Ottobre 2013

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