Morsa

mòr-sa

Attrezzo costituito da due ganasce, che serve a stringere o a fermare un pezzo in lavorazione; forte stretta

derivato di morso, dal latino: morsus morso, dal verbo mordere.

Le ganasce della morsa sono montate su un bancone o su una piattaforma da lavoro: una è fissa, e l'altra le si chiude incontro, scorrendo lungo una vite. La similitudine con il morso è evidente: la morsa non è che una mandibola che si serra contro una mascella. Ma negli usi figurati, rispetto al morso, ha delle sfumature diverse.

La morsa ha un connotato di impersonalità: se si parla della morsa del gelo, si considera il freddo come un'entità che stringe impietosamente ma senza volontà né intenzione; invece parlare del morso del gelo dipinge un freddo che quasi si accanisce con un'intenzione determinata. Inoltre la morsa stringe senza lasciare, mentre il morso sembra più istantaneo - ora si chiude, ora si apre. Infine è diverso l'effetto dell'azione della morsa, rispetto al morso: il primo consiste in un tenere stretto, schiacciato, bloccato; il secondo in un ferire nella maniera più bruta e archetipica. Dopotutto sono gli animali a mordere, mentre la morsa è un apparecchio, una macchina.

Oltre all'usata morsa del gelo, si può sentir parlare della morsa di un terrore che stringe il cuore e non lascia quartiere, della morsa ineluttabile del fisco, della morsa di una quotidianità sempre uguale a sé stessa, della morsa di impegni soverchianti. Ma magari anche della morsa invincibile dell'amore di mamma.

Parola pubblicata il 16 Ottobre 2013

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