Nugolo

nù-go-lo

Nuvola; addensamento, sciame, gruppo fitto

variante di nuvolo, che è dal latino nubilus attraverso l'ipotetica voce del latino parlato nubilus.

Sì, siamo banalmente davanti a una variante di 'nuvolo', risalente al Trecento — e tenerlo presente ci aiuta a dominare i caratteri del 'nugolo'.

Il nuvolo, ossia la nube scura, minacciosa, ci racconta un addensamento. Questo lo sappiamo, anche le previsioni del tempo ci hanno abituato a questo termine: è facile figurarci una quantità innumerabile di piccoli elementi (qui sono goccioline d'acqua) che si compatta localmente, e può dare luogo a rovesci. E anche nel caso in cui non si stia parlando di tempo meteorologico, l'immagine del nugolo (rovescio a parte) è quella. Se parliamo di un nugolo di zanzare non ci stupisce tanto il numero diviso in singolarità discrete che ronzano, quanto la forma, la massa dello sciame che si leva come un cumulonembo.

Il nugolo deve essere composto da elementi minuti: infatti possiamo parlare amabilmente del nugolo di bambini che si accalca davanti all'artista di strada — mentre se parliamo di nugolo in riferimento a una folla qualsiasi, descrivendo ad esempio il nugolo di clienti in attesa dell'apertura del negozio, la subito come mucchio di piccolezze umane. Gli elementi che lo compongono, oltre ad essere minuti, devono anche essere, naturalmente, molto numerosi: la nonna ci lascia un nugolo di ritagli di giornale messi via in tanti anni, il mandorlo esplode in un nugolo di fiori bianchi.

Va da sé che, anche se oggi sono desueti, il nugolo ha avuto significati figurati ulteriori, come quello — magnifico — di turbamento: il nugolo delle menti, dei sentimenti, di una crisi imminente è una realtà temporalesca, ricca di numerosi minuscoli elementi burrascosi.

Parola pubblicata il 02 Settembre 2019

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