Prefica

prè-fi-ca

Nell'antica Roma, donna pagata per piangere un defunto e cantarne l'elogio; persona lamentosa

dal latino praefica, derivato di praeficere preporre, composto da prae avanti e facere fare.

In Italia, la figura della prefica ha una storia lunghissima - che dall'antica Roma arriva fino ai giorni nostri. Si tratta di una donna pagata per piangere e disperarsi al funerale di qualcuno, magari intonando preghiere o elogi: si può pensare che simili mercenarie potessero avere una funzione religiosa (più preghiere disperate, più benefici oltremondani), ma sicuramente il rito del funerale, in certe società, appare di fondamentale importanza anche e soprattutto per comunicare al gruppo il valore del morto. E allora può tornare comoda una sorta di claque mortuaria, che aiuti il... successo del funerale.

La tradizione romana è rimasta in auge in gran parte del Sud fino a pochi decenni fa: oggi è una tradizione che ci sembra ridicola, e questa è un'impressione che emerge con forza nell'uso di questa parola - quasi sempre ironico, piuttosto sprezzante. Va notato che spesso la figura della prefica, nell'uso, è approssimata semplicemente alla persona piagnona.

Quando la squadra del cuore perde miseramente, le prefiche si abbandonano a grandi drammi davanti alle telecamere - eccitate più dalla platea televisiva che dalla sconfitta; alla morte della persona illustre, gli opportunisti adottano toni da prefica per ostentarsi vicini al suo prestigio; e quando si può, si evita la compagnia delle prefiche nostre parenti, primatiste della lamentela.

Parola pubblicata il 19 Giugno 2015

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