Proclive

pro-clì-ve

Propenso, incline

voce dotta, recuperata dal latino proclivis 'inclinato all'ingiù', derivato di clivus 'clivo, pendio', con prefisso pro- 'in avanti'.

Quando l'italiano era una lingua ancora giovane soffriva di una certa carenza di parole; e una delle strategie di maggior successo per mettere muscoli sul suo magro vocabolario costruito per via popolare fu attingere alla vena inesauribile del latino. Siamo nel Rinascimento, e non solo c'è un gran bisogno di parole nuove per dare all'italiano l'agilità e la potenza sognata da tutti: c'è anche un'inedita disponibilità di classici, che, preservati dall'oblio nei bastioni dei monasteri, tornano alla vita mondana. Fra le persone che con autorità superiore ha abbracciato e promosso questa strategia c'è Leon Battista Alberti, insigne architetto e umanista eclettico, che pur scrivendo molte delle sue opere in latino ha riconosciuto e sostenuto la dignità e l'autenticità del volgare: dal latino, questa nuova lingua poteva attingere a piene mani con recuperi dotti - specie ora che gli spunti non mancavano. Ebbene, è proprio in un'opera giovanile di Leon Battista Alberti che si trovano le prime attestazioni del termine 'proclive'.

Si vede subito che è simile a 'incline', e in effetti sono sinonimi, etimologicamente nemmeno troppo lontani (e anche 'incline' è di origine dotta, per quanto sia attestato solo nel Novecento!). Il proclive è il propenso, il disposto: tu sei proclive a darmi ragione, io sono proclive agli eccessi della gola, l'amica è proclive alla risata.

L'uso di questa parola ha degli effetti notevoli. È senz'altro riercata (pur senza essere astrusa), e questo contribuisce a dare al concetto un'aura vagamente distante, distaccata, lucida; ma non solo. Il prefisso 'in-' che caratterizza la famiglia dell'inclinare ci dà subito l'idea di qualcosa che si trova già irrevocabilmente dentro una pendenza, lanciato, determinato: ci dà una posizione dentro. Se dico che sono incline a non darti il permesso, lo sai già che non c'è quasi niente da fare, per quanto mi mostri diplomatico. Invece il prefisso 'pro-' descrive una propensione, uno sbilanciamento: ci dà un'inclinazione ('in avanti'), che nel proclive, applicata all'immagine del clivo, si traduce in una disposizione d'animo o di comportamento - quasi fosse un'inclinazione all'inclinazione, una derivata seconda dell'animo. Anche questo contribuisce all'aura di distanza, distacco, lucidità del proclive, equanime rispetto ai vizi e alle virtù verso cui propendiamo.

Una risorsa che certo dà un tono sostenuto al discorso, proiettando una luce di equilibrio e misura.

Parola pubblicata il 15 Maggio 2019

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