Puleggia

pu-lég-gia

Disco girevole intorno a un perno usato per trasmettere un moto attraverso cinghie, catene, funi

dal greco empolizo faccio girare su un perno, da polos perno.

Questo onnipresente organo meccanico - che troviamo in motori, avvolgibili, ascensori - nasce da un'intuizione semplice: con un disco rotante, fissato a un perno, è possibile trasmettere il moto di un elemento flessibile, come una fune, una catena o una cinghia. È il caso della carrucola: grazie alla puleggia libera che la costituisce, tirando verso il basso la fune che vi passa, tiro verso l'alto il peso legato dalla parte opposta. È il caso delle bicicletta: pedalando si muove un disco dentato di metallo - che di rado viene chiamato puleggia, ma tale è - che trasmette il movimento a una catena che poi lo ritrasmette a un altro disco dentato solidale con la ruota posteriore.

Per la verità di rado si sente usare questa parola in senso figurato; ma la sua immagine è suggestiva e fertile. La puleggia può essere vista come un sensale, un mezzano che trasmette movimento in senso lato. Un certo traffico illecito può ingranare grazie alla puleggia di un factotum ben ammanicato; il progetto può naufragare quando la puleggia dell'entusiasmo si usura; e la nuova biblioteca aperta vicino a casa può diventare una puleggia di animazione culturale.

Parola pubblicata il 25 Giugno 2014

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