Raggranellare
rag-gra-nel-là-re (io rag-gra-nèl-lo)
Significato Mettere insieme poco alla volta e a fatica, quasi granello per granello, ciò che è scarso o disperso — specialmente denaro
Etimologia derivato di granello, diminutivo di grano (dal latino granum ‘chicco, seme’), col prefisso ra-.
- «Con qualche lezione privata ho raggranellato i soldi per il biglietto.»
Parola pubblicata il 23 Luglio 2026 • di Greta Mazzaggio
Il quadro da immaginare è bucolico, come quello di un campo dopo il duro raccolto. La parte grossa è già nei sacchi; per terra restano sparuti chicchi caduti, sparsi qua e là, e qualcuno si china a raccoglierli uno per uno. Raggranellare è questo: radunare granelli in un mucchietto. La lingua ha capito presto che il gesto valeva più del grano, e lo ha esteso a tutto ciò che si mette insieme a stento, un po’ per volta e con infinita pazienza. Si raggranellano gli spiccioli per la spesa, una sommetta per l’affitto, i fondi per un progetto; ma anche qualche commento (per le nostre parole meno fortunate), o punti in classifica per la salvezza, o voti alle elezioni, quando la vittoria non è un trionfo ma una colletta.
Quel ra- iniziale, poi, merita due parole per conto suo. Non è un pezzo unico: come spiega la Treccani alla voce dedicata al prefisso, ci si fondono dentro due prefissi latini, re- e ad- — e già il vecchio Pianigiani, nel suo dizionario etimologico del 1907, lo smontava con la sua prosa d’altri tempi: «prefisse le due particelle re, che vale ripetizione, e ad, che dà l’idea di muovimento». E quando la d di ad- incontra una consonante, si assimila e la raddoppia — è la trafila di accogliere, addurre, assettare — sicché in raccattare o rassettare la doppia che segue la a è, alla lettera, il fossile di quella d. Il nostro verbo lo conferma: raggranellare nasce da un antico aggranellare — ad più granello — rincarato con ri-. Quanto al senso, i due pezzi si dividono il lavoro: ad- è il chinarsi verso ogni chicco, re- il rifarlo ancora e ancora. E a scorrere la famiglia — raccogliere, raccattare, raddrizzare, rattoppare— verrebbe da dire che è il prefisso dei gesti pazienti e metodici.
Raggranellare non è nemmeno l’unico verbo che l’italiano ha portato via dai campi e che si comporta come il nostro verbo. C’è il fratello racimolare, dal racimolo, il grappolino sfuggito alla vendemmia; c’è spigolare, il passare per il campo mietuto raccogliendo le spighe rimaste — la spigolatrice, prima di finire nella poesia di Mercantini, era un mestiere vero, e dei più poveri; e i toscani hanno ribruscolare, dal bruscolo. Che una lingua contadina abbia prodotto tutta questa famiglia non stupisce; che continuiamo a usarla per gli stipendi e i sondaggi dice quanto quell’esperienza — il poco, conquistato con il sudore della fronte — sia rimasta la misura di molte cose.
E qui raggranellare rivela un lato interessante, soprattutto per chi ha seguito le ultime narrazioni a stampo semantico-pragmatico. È un verbo che ha una sorta di valenza giudicante per quanto riguarda l’azione che descrive. Chi dice «ho raggranellato mille euro» non sta banalmente contando o enumerando; sta dicendo, senza dirlo, che è stata dura, che i soldi sono arrivati a spizzichi, che probabilmente non bastano. Provate a dire «ha raggranellato un miliardo»: si può, forse, ma l'ironia è dietro l'angolo. Il verbo porta incorporata una presupposizione di scarsità e di fatica, e la impone a qualunque frase in cui entra. È il motivo per cui non esiste un raggranellare agevole, come non esiste uno scarabocchio accurato: certe parole raccontano il modo prima ancora del fatto.
Dentro, infine, c’è il granello, che è già di suo una parola affettuosa: il diminutivo di grano, il chicco singolo, l’unità minima del raccolto — quello di senape del Vangelo, quello di sabbia in cui Leopardi vedeva la Terra, quello di pazzia che c’è anche nei più savi. Raggranellare li prende sul serio, i granelli: scommette che il poco, sommato con pazienza, diventi qualcosa. Non è un verbo eroico. È il verbo delle monetine nel barattolo, delle ore rubate alla sera, dei progetti fatti coi ritagli. Ma i sacchi, alla fine, si riempiono anche così.