Rastremare

ra-stre-mà-re (io ra-strè-mo)

Restringere verso l'alto, detto in particolare in architettura di strutture portanti, specie di colonne

derivato di stremare, con un prefisso ra- iterativo.

In questo verbo il concetto di "ridurre all'estremo" viene preso alla lettera: il rastremare è infatti un restringere dal basso verso l'alto, un ridurre la sezione trasversale di qualcosa via via verso l'estremo.

In architettettura la rastremazione è particolarmente importante, e risponde a delle logiche piuttosto intuitive: le strutture portanti di un edificio sorreggono un peso inferiore a mano a mano che si sale (sulla porzione di muro subito sotto al tetto grava solo il tetto), quindi può essere disutile che una colonna o un pilastro o un muro mantenga la medesima sezione dabbasso e in cima, dove invece un alleggerimento potrebbe comodare, visto che sotto pesa.

Ma il rastremare sa anche rispondere a logiche estetiche: così come la prospettiva stessa ci rastrema virtualmente gli elementi verticali (quanto vediamo larga la base del campanile, quanto pare stretta la vetta lassù), una rastremazione reale slancia: rastremiamo la libreria accorciandone gli scaffali perché paia più aerea, la cappa rastremata convoglia i fumi del camino con un profilo elegante, rastremare una torta la farà sembrare più mossa e leggera. Quanto sono pesanti le verticali... E non solo: il cubetto di ghiaccio spesso non è un cubetto, è rastremato perché esca più facilmente dal suo stampo, e così anche il cioccolatino e il lingotto. Forse anche il castello troncoconico di sabbia che rovesciamo sulla spiaggia.

Insomma, una parola esattissima che vive di utilità e di bellezza, con un etimo di poesia semplice e incisiva ('stremando stremando'). Meglio di così si muore.

Parola pubblicata il 23 Agosto 2018

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