Restio

re-stì-o

Di animale da tiro o da soma, che non vuole procedere; di qualcuno, che è riluttante a fare qualcosa

dal latino restare o resistere.

Questa parola ha una sorte interessante. Infatti i caratteri dell'immagine da cui parte vengono profondamente trasformati nell'uso che ne facciamo di solito.

È una voce ereditaria, che ci arriva per via popolare dall'antico latino parlato. Si tratta probabilmente del risultato di una derivazione alterata da restare o, secondo alcuni, da resistere. Ma ha un'importanza relativa, ai fini del significato, dato che resistere non è che una forma intensiva del restare. Di mezzo c'è poi il passaggio attraverso il parlato, e qui sì che è difficile dire qualcosa, visto che verba volant: che si passi da un restivus o da un resistivus o da un restitivus è dibattuto.

Ciò che è pacifico, invece, è che questa parola emerge in italiano (nel Trecento) in specifico riferimento all'animale che non vuole camminare. Un animale da tiro, o da soma, che si impunta e non vuole procedere. Non è certo un'immagine che ci trasmette vibrazioni di serenità, un po' per il disagio dell'animale, per le motivazioni spesso insondate del suo essere restio, ma soprattutto per la galassia di botte e sevizie che tradizionalmente promette. Il restio qui è nella posizione di subalternità per trista eccellenza, quella dell'animale domestico rispetto all'uomo.

Certo posso dire anche oggi che il cane, visto il diluvio, è restio a uscire, ma adesso diamo al restio un certo approfondimento psicologico: non ci evoca l'asino che si blocca al ponte, asino che in un'ottica dominante dovrebbe solo procedere secondo gli ordini; del restio si ammette legittimamente la titubanza, la contrarietà. C'è sempre un'opposizione, una resistenza (!), ma ragionata. Solo un attore autoritario reagisce al restio come si reagiva all'impuntarsi dell'asino.

Posso dire che, viste le condizioni in cui mi vengono restituiti, se mi vengono restituiti, sono restio a prestare libri; la compagnia prevista non mi esalta, quindi sono restio a venire, stasera; e sono restio ad abbracciare una novità inattesa.Ma puoi convincermi a prestarti quel romanzo, a mettermi il cappotto e uscire, ad essere più aperto. Non c'è lo sforzo anche un po' battagliero del riluttante: c'è la resistenza del restare. Se fosse una voce dotta forse suonerebbe come 'restivo', e questo dà una dimensione immediata di resistenza passiva. Che ha anche una certa eleganza: se il vecchio restio era una parola da stalla, il nuovo restio ha la finezza di un profilo psicologico — col tepore e i colori tenui della titubanza.

Parola pubblicata il 21 Novembre 2019

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