Riesumare

ri-e-su-mà-re (io ri- è-su-mo o ri-e-sù-mo)

Disseppellire, riportare alla luce

da esumare, col prefisso ri-.

Che verbo alto, che verbo dotto. Ma se, come è accaduto per delicata ignoranza, il verbo 'esumare' non avesse perduto all'orecchio il senso originale e corretto ('dissotterrare'), il verbo 'riesumare' avrebbe dovuto essere dei più macabri. Vediamo perché.

Esumare è un verbo facile, con un po' d'occhio tutti possono leggere nel latino exhumare un ex humus, e quindi annusare il significato di 'trarre fuori dalla terra'. Ora, se questo significato fosse stato ben presente, quel prefisso 'ri-' avrebbe fatto del 'riesumare' o un esumare di nuovo o un esumare inverso - quindi o un disseppellire qualcosa o qualcuno che era già stato disseppellito o magari il ricacciarlo negli inferi umidi. Ma non è così (peccato perché sono significati gagliardi).

L'incertezza silenziosa sul verbo 'esumare' (silenziosa poiché i qui pro quo maturano bene solo col silenzio degli intendimenti dati per scontati e dei dubbi taciuti) lo ha sostanzialmente semplificato in un seppellire, quasi fosse un basico 'umare'. Così nell'anno 1916 ecco arrivare, attestato, all'italiano un ruggente 'riesumare' («Salme a tutti!») che invertendo il senso supposto, ribadisce anche all'orecchio meno fine che si sta parlando di un cavare dalla terra.

Pur con questa genesi un po' grossolana, oggi se parliamo di come riesumiamo i componenti della nostra vecchia band per un'ultima, folle data, se raccontiamo di come un'esperienza clamorosa abbia riesumato certi nostri ricordi d'infanzia, o se pensiamo a che emozione sia riesumare i diari dei nonni, ecco, il riesumare ci si appalesa come una parola ricercata, tutta grazia.

Parola pubblicata il 05 Agosto 2018

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