Rigattiere

ri-gat-tiè-re

Chi di mestiere compra e rivende roba usata, vecchia, di scarso valore

probabilmente dall'ipotetica voce latina recaptare 'comprare e rivendere'.

Alcuni dizionari vogliono che il rigattiere sia d'ascendenza francese: verrebbe dal regrattier, il venditore al dettaglio, nome di origine francone, più precisamente dall'ipotetica voce krattōn, che curiosamente è alla base del nostro 'grattare', e in effetti l'associazione fra la vendita al minuto e il grattare è affascinante, di sottigliezza poetica. Ma ipotesi più recenti, piuttosto che cugino del grattare, vedono nel rigattiere un parente della regata e del ricatto, che per diversissime vie scaturiscono dal verbo latino (non attestato) recaptare.

Il rigattiere, in effetti, più che un venditore al dettaglio è colui che di mestiere compra e rivende merce usata, vecchia, tendenzialmente di valore modesto e di uso domestico. Una figura che se non è d'altri tempi pare almeno relegata in certi mercati, e comunque è decisamente recessiva; per quanto il riuso si stia strutturando a livello addirittura filosofico, è difficile pensare che quello veicolato da rigattiere possa prescindere da una certa situazione di povertà. Insomma, se nella nostra letteratura troviamo qualcuno che parla di roba buona per il rigattiere, sta parlando di cose ormai inservibili, prive di ogni valore, non tanto di beni salvati dallo spreco.

Col mestiere si fa desueto anche il nome. Ma la suggestione del recaptare è notevole, trasmette in modo incisivo l'idea di un recupero che reimmette con poco valore, senza originalità. E allora perché non parlare del professore che nei suoi articoli si fa rigattiere riproponendo idee vecchie riacchiappate qua e là, della comicità da rigattiere della persona di spettacolo, della nuova biblioteca pubblica, celebrata ampollosamente, che è solo un ammasso di rigatteria.

Parola pubblicata il 29 Settembre 2018

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