Celebrare

ce-le-brà-re (io cè-le-bro)

Lodare, esaltare; festeggiare solennemente; compiere un rito solenne

dal latino celebrare 'frequentare, affollare', ma anche 'onorare, solennizzare'.

Questa parola può trarre in inganno. Infatti si è portati a usarla soprattutto in relazione a eventi e riti gioiosi, ma questo nesso è tutt'altro che necessario. Per capire meglio, al solito, guardiamo l'etimologia - che anche stavolta sa stupire.

Il latino 'celebrare' ha come primo significato quello di 'frequentare, affollare'. La celebrazione scaturisce quindi dall'assembramento di persone - le quali, per evoluzione lineare del termine, finiscono per onorare ciò che le aggrega, per rendere solenne l'evento. Già questa è un'immagine meravigliosa, che ci racconta dei primi modi in cui si sono strutturate le umane liturgie. E ci fa intendere come l'occasione del celebrare non debba essere per forza qualcosa di festante - per quanto spesso lo sia.

Ciò è evidente in certi usi cristallizzati del verbo celebrare: ad esempio si celebrano i processi - adunanze solenni, ma non proprio sagre allegre. E si possono anche celebrare funerali, e commemorazioni. Però è vero che gli usi gioiosi di questo termine sono vasti: la cittadinanza celebra la vittoria della squadra di calcio, si celebrano le nozze, si celebra il Natale. E in questo senso il celebrare può addirittura perdere la sua diretta dimensione corale - rimanendo un lodare, un esaltare: nel suo romanzo lo scrittore celebra l'eroismo civile di un grande del passato; la cronaca storiografica celebra una grande vittoria militare; l'ode o l'inno sono composti per celebrare un evento o una persona.

Un discorso a parte meriteranno il celebre e la celebrità, frutti dello stesso ramo, in cui quell'affollare latino si declina in maniera piuttosto diversa.

Parola pubblicata il 11 Febbraio 2017

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