Rilucere

ri-lù-ce-re (io ri-lù-co)

Mandare luce, splendere

voce dotta, recuperata dal latino relucére, da lucére 'mandare luce', con prefisso re- intensivo.

Sì, è una parola con un certo sapore rétro, e il suo significato è trasparente. Ma resta da capire il difficile: in che cosa si differenzia dalla banda dei suoi sinonimi? Come cambia la luce, alla vista, di verbo in verbo?

Il prefisso 'ri-', qui, è intensivo, e si installa sul verbo 'lucere', che con sintesi essenziale ci parla di un mandare luce. Essenziale, quasi modesta. Perché invece possiamo pensare alla larghezza dello splendere, verbo a dir poco maestoso cucito quasi invariabilmente su astri concreti o figurati, alla preziosità del brillare, che tremola intenso come tremola la luce nelle sfaccettature del berillio da cui prende il nome, allo sfolgorare che squarcia il cielo come un fulmine. Manda luce, la manda forte ciò che riluce, e lo fa in modo silenzioso - luce ferma o mobile che non chiede altri riferimenti fuori da sé.

Questo varrebbe anche per il verbo 'lucere', che però è del tutto desueto: suonerebbe strano dire che due occhi lucono. Ma posso dire che rilucono, e dicendolo li descrivo senza sbavature di metafora; riluce il fuoco nel camino quando la fiamma emana una luce pulita, e appena lo sento crepitare; e la speranza che riluce nell'avversità la rischiara e si fa notare e agognare senza esagerazioni, senza enfasi retorica. Il che è curioso, per una parola che probabilmente percepiamo come piuttosto poetica.

Nella ricercatezza di questo verbo troviamo un concetto più nudo, e nel meno di un concetto più nudo troviamo il più di un concetto esatto, di una luce che si sostiene da sola, che si evoca col suo solo nome, senza doversi aggrappare a sfavillii di pietre preziose, a larghezze maestose. Umiltà è finezza.

Parola pubblicata il 30 Dicembre 2018

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