Rugliare

ru-glià-re (io rù-glio)

Brontolare in modo cupo e minaccioso, specie riferito ad animali

probabilmente dall'incrocio di ruggire con mugliare, variante di mugghiare.

Nei secoli passati è stato fatto uno sforzo stupefacente per mettere a punto le parole più adatte a significare i suoni che ci circondano: è uno sforzo dei più comuni e naturali, e uno dei fronti più fantasiosi della lingua.

Qualcuno ricorderà che abbiamo già visto un verbo che probabilmente è un incrocio di 'ruggire' con 'mugghiare' (variante del 'mugliare' che qui consideriamo, di matrice toscana): è il verbo rugghiare. Eppure una variazione minima nel suono provoca una variazione sensibile nel significato: dopotutto il suono non è mai così rilevante quanto nelle parole che significano suoni, e questo è un caso esemplare. Infatti se il rugghiare viene accostato al ruggire senza che se ne allontani molto nemmeno negli usi figurati (pur avendo una sfumatura tutta sua), il rugliare apre delle possibilità più ampie.

Certo, già per come è attestato nel Cinquecento il rugliare è innanzitutto un brontolare prolungato, cupo e minaccioso, ma non è così duro e arrotato come il ruggire e il rugghiare: ha una nota scorrente, liquida, che lo alleggerisce. Un brontolio, per quanto minaccioso, di rado è una minaccia. Così, se ruglia il cane di là dal cancello senza nemmeno troppa convinzione, se rugliano le persone imbottigliate nel traffico da loro stesse causato, ruglia anche il torrente gonfio di pioggia, ruglia la pancia affamata. Insomma, il rugghiare è una storia che non si schioda da un serio verso commisto di leone e toro, il rugliare sa scivolare fino al borborigmo e al bofonchiare.

Parola pubblicata il 23 Giugno 2019

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