Sagoma

sà-go-ma

Linea di contorno; figura stilizzata; forma usata come modello, campione

dal latino sacóma 'contrappeso', che in greco è sákōma.

Da un lato abbiamo l'evidenza di espressioni popolari come «Tizio è una sagoma» nel senso che fa ridere con le sue bizzarrie e stravaganze, dall'altro abbiamo l'arcano abissale di significati che non sono più in linea con gli originali greci e latini che ci parlano di stadere e contrappesi, nel mezzo abbiamo la sagoma quale linea di contorno, sezione, modello stilizzato o campione. È anche bello: con le parole davvero popolari, davvero sulla cresta dell'onda quotidiana da cento generazioni ma difficili da seguire per iscritto, spesso venire a capo di una linearità coerente di significati è difficile. Ci si può provare.

La stadera è la bilancia a bracci disuguali: a quello corto viene agganciato ciò che deve essere pesato, e lungo quello lungo viene fatto scorrere un peso, che per i normali principi delle leve bilancerà un peso maggiore via via che si allontana dal fulcro. Questo peso in italiano ha un nome, ed è 'romano': non c'entra niente con Roma e i Romani, deriva dall'arabo rummān, cioè melagrana, perché in effetti assomiglia a un pomo. Però classicamente era noto in latino come sacóma, e in effetti il nostro 'sagoma' ha avuto per primo il significato di contrappeso di stadera.

D'altro canto conosciamo le sagome delle case che si stagliano controluce all'alba, le sagome da colpire tirando con l'arco, le sagome di cartone usate come modelli per tagliare la stoffa, gli alberi che (attenzione!) si allargano fuori sagoma sulla via, e via e via in una cascata di usi specifici, sempre parlando di una silhouette, che se non è sempre usata come campione però serve sempre come approssimazione, come traccia essenziale per la delineazione di un corpo, una forma in sezione, un profilo.

Per quanto siano chiari, i dizionari, nel non sbilanciarsi su quale sia il valico che ha permesso il passaggio di significato dal contrappeso al profilo, si può tentare una suggestione. Il romano, la sagoma prima, dà la misura di un corpo: è una misura di peso, descrive la consistenza di un corpo — e a vederla lì, la sagoma, scorsa fino al punto di equilibrio, vediamo tutto l'altro corpo contrappesato. Similmente, se invece della massa consideriamo la forma, la linea, il perimetro, la sagoma ci predica attraverso di essi tutto il corpo che intravediamo dal solo suo profilo. La sagoma è quasi una sineddoche del reale, e forse ci dice che il peso di un corpo è solo uno dei suoi profili, uno dei modi in cui si staglia sul reale — insieme al profilo vero e proprio. Se non lo fa etimologicamente, certo lo fa concettualmente, ed è magnifico.

Ma la sagoma che fa ridere? C'è volentieri un che di ridicolo nel cartone stilizzato e ritagliato di una figura umana, e la sagoma («Oh, il tuo amico è proprio una sagoma!») ci fa sorridere non per un umorismo tornito e corposo, ma per una bizzarria bidimensionale, una stravaganza estrosa certo simpatica, mai profonda.

Parola pubblicata il 30 Giugno 2019

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