Salmodia

sal-mo-dì-a

Nella religione giudaico-cristiana, canto dei salmi; discorso o canto lento e monotono

dal greco psalmodìa, da psalmòs, derivato di psàllein 'cantare al suono della cetra'.

Nonostante la meravigliosa etimologia, che lega genericamente il salmo al canto accompagnato dalla cetra, oggi questa parola - e il suo derivato 'salmodia' - ha un ineludibile connotato religioso, in particolare riferito alla tradizione giudaico-cristiana.

La salmodia altro non resterebbe che il canto, o più comunemente la recitazione, di salmi biblici. Ma dall'uso corrente che si fa di questa parola pare evidente che, a livello popolare, questo tipo di pratica, per quanto rispettata con deferenza, non sia considerata eccezionalmente coinvolgente. Infatti, fuor di religione, la salmodia diventa il discorso o il canto monotono, ripetitivo, lento, noioso. Ci si può sorbire la salmodia del relatore al convegno, il cattivo attore fa della poesia brillante un'insostenibile salmodia, e davanti alle critiche, gli affiliati a certi gruppi politici rispondono per salmodie.

Una parola vivace, forte di tutta la popolare ironia del dissacrante.

Parola pubblicata il 12 Dicembre 2015

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