Sciò

sciò

Espressione usata per scacciare polli o altri animali, fra cui le persone

voce espressiva.

È una parola che frequenta con disinvoltura i nostri discorsi, ed è curioso notare come ci sia una certa ossessione compilatoria nei dizionari nel precisare che questa espressione serve in primis per scacciare i polli. Un'urgenza che magari un tempo è stata più pressante di quanto sia oggi: diciamo che in generale è un'interiezione impiegata col fine di scacciare animali o persone - con una forza sorda che stringe minacciosamente al grugno labbra e lingua e poi scoppia.

Posso tentare di scacciare i piccioni che mi incedono davanti con qualche sciò sciò, nel momento in cui vorremmo l'intimità per avanzare l'offerta romantica al bello del nostro cuor, facciamo uno sciò discreto all'amico che si sta avvicinando, e mentre parlavamo amabili sul muretto veniamo scacciati dalla proprietaria che gridando sciò sciò ci innaffia con l'irrigatore.

Sì, spesso lo 'sciò' si ripete - è iterato. Ma pare non più di una volta, di solito. Sarà un'usanza legata ai polli, chissà. Peraltro la prima attestazione di 'sciò sciò' si deve a Lorenzo Panciatichi, canonico, erudito, accademico della Crusca e verseggiatore goliardico (ma non per questo poco inquieto e cupo) che in un suo scherzo poetico del 1648 precisava che "S'allettan le galline/ con bille bille, non con sciò isciò". Quindi, chi volesse attirare i polli (e magari anche questo funziona con altri animali e persone) può provare 'bille bille'. Ci faccia sapere.

Parola pubblicata il 11 Novembre 2018

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