Superstizione

su-per-sti-zió-ne

Significato Credenza, pratica che attribuisce a cause soprannaturali fenomeni spiegabili con cause note; credenza irrazionale nell’influenza fausta o funesta di alcuni fattori sulla vita umana; vestigio di culti più antichi rimasto in una religione

Etimologia voce dotta recuperata dal latino superstitio, derivata di superstare ‘stare sopra’, ma anche ‘sopravvivere, testimoniare’.

  • «Essere superstiziosi porta male.»

È una parola che prende il serpente per la coda — afferra un problema, mettendolo però nelle condizioni di ritorcerlesi contro. E non è una situazione recente.

Già il latino sul punto è chiarissimo, nonostante la nuvola variegata di significati che superstitio acquista: c’è una contrapposizione netta fra superstitio e religio. Quest’ultima proietta un sentimento devoto e scrupoloso di pietas, corretto, così come dev’essere, quell’altra invece è un groppo di fanatismi, vanità, credenze fondate sull’ignoranza e sul terrore e avvitate su pratiche mistiche e divinatorie. Insomma, niente di nuovo sotto il sole: anche per i nostri nonni e le nostre nonne dei tempi esistevano la religione vera e le false credenze. Ad esempio, per usare le parole di Svetonio, «i Cristiani [erano] un genere d’uomini dediti a una nuova e malefica superstizione.»

Ecco che il serpente si gira: una volta che hai prodotto il concetto di ‘superstizione’, quale sia religione e quale superstizione si decide di volta in volta, a seconda del potere che abbiamo di affermarlo. Non che anche per religio fossero tutte rose e fiori, beninteso: Tito Lucrezio Caro, filosofo epicureo e squisito poeta del I secolo a.C., nel suo meraviglioso poema De rerum natura (‘Sulla natura’, o ‘sulla natura delle cose’) usa volentieri il termine religio per descrivere le folli credenze che portano gli esseri umani a compiere tanto male — anche se con verecondia spesso in italiano è tradotto con ‘superstizione’. E d’altro canto, in epoca cristiana, le superstizioni saranno principalmente superstizioni pagane, di culti precedenti di cui resta l’alone, per non parlare della portata delle superstizioni durante illuminismo e positivismo. Forse risalire il torrente dell’etimo ci sarà d’aiuto a fondare meglio il concetto?

Dicevamo, che il termine latino superstitio ha una nuvola variegata di significati. Indica la profezia e la predizione, il terrore del soprannaturale e delle divinità — possiamo dire, tutta quella porzione di credenze superiori che si distinguono per scompostezza ed estemporaneità, poco olimpiche, serene, vere, e anche poco confacenti al pragmatismo razionale di Roma. Ma da dove scaturisca, e quale sia il preciso sviluppo del suo significato, è dibattuto. C’è a monte un superstare, uno ‘stare sopra’, che si può leggere in sensi diversi. Può essere inteso come antecedente di superstes (da cui il nostro ‘superstite’ — il superstare è anche un sopravvivere) che è sopravvissuto sì, ma in quanto tale anche testimone, e questo ci dà la dimensione testimoniale propria della divinazione — che testimonia il futuro e il superno. Ma c’è chi dice più linearmente che questo superstare possa adombrare una sovrastruttura, ciò che sta sopra il mondo materiale nel sistema delle credenze riguardo al soprannaturale — anche se forse è una spiegazione troppo netta e astratta, rispetto alla varietà di usi pratici e popolari radicati in latino.

Ebbene no, risalire il torrente dell’etimo non ci è stato d’aiuto: non abbiamo trovato una sorgente pulita che ci circoscrivesse il senso netto della superstizione, ma solo una radura con molte polle misteriose. Sembra una parola forgiata nella relatività — tetragona nel suo significato solidissimo di credenza falsa, ignorante e impaurita e però pronta ad essere palleggiata in ogni verso, a vestire ogni dottrina e ogni pratica che si rivolga fuori dal mondo sensibile (buona per essere cucita su passaggi sotto alle scale, cornetti, e gatti neri quanto su fedi diverse).
Dopotutto, bella l’urbanità e la dottrina della divisione fra religio e superstitio, ma ricordiamoci che la gente di Roma, dall’empireo alla cloaca, non muoveva un passo senza trarre auspici, spesso truccandoli.

Parola pubblicata il 21 Settembre 2023