Tacitare
ta-ci-tà-re (io tà-ci-to)
Significato Mettere a tacere; soddisfare una richiesta di denaro con una somma inferiore al dovuto, o comunque soddisfare una pretesa con una transazione
Etimologia da tacito, voce dotta recuperata dal latino tacitus, participio passato di tacere.
- «Ha tacitato ogni protesta subito e in contanti.»
Parola pubblicata il 17 Febbraio 2026 • di Giorgio Moretti
È una parola che si fa notare per il modo in cui è ferma e ricercata; servono pensieri di un certo tipo, di una certa raffinatezza, capaci di cogliere azioni oblique, perché si mostri.
Siamo evidentemente nell’alveo d’esperienza del ‘far stare zitti’ — un alveo non dei meno bruschi, in effetti, anzi regno di latrati e imposizioni. D’altro canto il ‘tacitare’ nasce dal ‘tacito’, che invece è un aggettivo dei più poeticamente struggenti che abbiamo, per indicare il silenzioso che è quieto che è sottinteso che è nascosto — tacita la terrazza a cui ci affacciamo di notte, tacito il rimprovero di un’occhiata, tacito l’amore ancora non inteso.
Il tacitare compare appena prima dell’Ottocento e ci mette un secolo ad affermarsi — ha un’aria di una certa stranezza. È usato, ad esempio, col significato di ‘pagare’. Con la somma giusta si tacitano i creditori; anche se, rilevano i dizionari più accorti, il più delle volte tacitare non equivale a pagare il dovuto. Si tacita con una somma inferiore, con un accordo transattivo, insomma facendo sì che chi è titolare di un diritto receda, si accontenti — e la smetta di pretendere. Taccia. Così certo le pretese assurde di eredi improbabili sono tacitate con cifre simboliche, ma si può anche parlare di come una dirigenza scomoda sia tacitata con una buonuscita, di come le giuste richieste di chi lavora siano tacitate con una concessione minima: non di rado il compromesso del tacitare compromette diritti che sono valori).
Già quest’uso ci dà un corposo assaggio dei caratteri del tacitare: è mosso da una posizione di forza, padrona, consapevole. Senza strepiti o voci aspre, da un’altezza materiale o morale, con la mano e la concessione — con un gesto — rimette energie turbolente al loro posto.
In modo analogo, con un abbraccio in pubblico si tacitano i pettegolezzi sul dissidio; con una battuta spiritosa o con un’asserzione di fatto si tacita l’insinuazione; e con un’allusione si può tacitare chi aveva intenzione di testimoniare qualcosa contro di noi. Sentiamo che differenza farebbero, in questi casi uno ‘zittire’ o un ‘far tacere’: tutto sarebbe più aspro ed evidente.
È un potere ambiguo, quello del tacitare, e non potrebbe essere diversamente. Gli si attaglia proprio bene, una parola così misurata.