Trambasciare

tram-ba-scià-re (io tram-bà-scio)

Significato Soffrire un’oppressione, un’angoscia

Etimologia composto parasintetico di ambascia, con prefisso tra- che indica una trasformazione.

Questa parola ci permette una riflessione forte sulla desuetudine delle parole: ‘trambasciare’ è senza dubbio una parola ricercata, di basso uso, tante persone non la conoscono e sembra possa pacificamente (dopo essere stata in giro almeno fin dal primo Trecento) transitare nel dormitorio delle parole estinte senza pianti. Ma ha dentro un vigore specifico, un appiglio di vita determinante che potrebbe perfino salvare altre parole dalla fossilizzazione.

Innanzitutto mettiamola a fuoco: quello del trambasciare è un soffrire particolare, il soffrire un’oppressione, un’angoscia che arriva anche fisicamente a pesare sul respiro. Il riferimento qui è noto: l’ambascia. Se dico di essere in ambasce per gli impegni che si sono accavallati all’improvviso, se racconto della squadra famosa che si è trovata in grandi ambasce contro quella minore, descrivo un affanno sofferto, per quanto controllato.

Espressioni del genere sono relativamente comuni, ma l’ambascia sembra essa stessa in ambascia: infatti oltre all’uso al plurale in espressioni quali ‘(essere) in ambasce’ o ‘in grandi ambasce’, non dà rilevanti segni di vita. E questo è un peccato, perché da un lato abbiamo un termine unico che con grazia e violenza ci racconta la sofferenza dell’oppressione come una difficoltà respiratoria, dall’altro lo conserviamo sotto sale in espressioni stereotipate — vere anticamere della morte delle parole. Qui entra il trambasciare.

L’uso di questo verbo col significato di quel peculiare soffrire — oltre ad essere sufficientemente trasparente vista la vicinanza con l’ambascia — può aiutarci a considerare l’ambascia stessa in maniera più vitale. Se dico che trambascio alla vista della valanga di messaggi che mi sono arrivati, mi sarà meno difficile parlare dello spirito ironico che dissipa l’ambascia del momento; se diciamo che l’attesa della risposta alle nostre righe d’amore ci fa trambasciare, ci sarà più naturale anche parlare di come in questa ambascia sia comune; se diciamo che trambasciamo (o ci trambasciamo) nell’assenza di notizie dall’amico coinvolto nella calamità naturale, anche raccontare di come con la gomma bucata ci siamo trovati in grandi ambasce ha un sapore più vivido.

Insomma, il trambasciare si può collocare in una frase più o meno allo stesso modo del suo sinonimo ‘soffrire’, pur se con la sua irriducibile cifra. Va notato quel prefisso ‘tra-‘, che come nel travestire racconta con eleganza l’oltre in un passaggio di stato, in un cambiamento di condizione.

Le parole non vivono isolate, e come spesso accade anche a noi la forza di una parola sta anche nella sua famiglia, in cui ogni elemento aiuta l’espressione viva e originale degli altri. Resta il solo peccato dell’etimo impenetrabile di ‘ambascia’, che forse alla fine viene per via popolare da voci latine mutuate da lingue celtiche, senza avere nulla a che fare con le ambasciate, ma su cui niente pare si possa dire con certezza. Dopotutto, un po’ di disorientamento in questo affanno fa anche gioco.

Parola pubblicata il 12 Dicembre 2019