Affanno

Scorci letterari

af-fàn-no

Respiro frequente e difficoltoso; ansietà, agitazione, inquietudine

dal provenzale afan, di etimo incerto.

Questa è una parola che da una superficie evidente e consueta riesce a portare giù, nella profondità psicologica.

L'affanno (il cui etimo è incerto, forse il provenzale afan giunge dall'osco attraverso una forma latina non attestata) è in primo luogo il respiro difficile e rapido. Anche solo pensare a un respiro del genere mette a disagio: è il respiro di una malattia che stringe i bronchi, che pesa sul diaframma; è il respiro di uno sforzo per cui non eravamo preparati, che ci lascia prostrati; è il respiro di un'emozione che occupa tutto l'orizzonte del pensiero e agita forte. L'antistaminico funziona ma la sospensione dei pollini ci dà sempre un certo affanno; a forza di fare sei rampe di scale per arrivare al nuovo appartamento, dall'affanno delle prime volte ora saliamo i gradini a due a due; cerchiamo di imbastire con affanno una risposta, quando veniamo colti in un errore che non avevamo notato.

Proprio la dimensione dell'affanno quale rivelatore di emozioni è la più interessante: l'affanno non solo mostra un'agitazione dell'animo in un modo che è difficilissimo da dissimulare, ma la alimenta, talvolta perfino la determina. Perciò l'affanno diventa tout-court l'ansietà, l'agitazione, la preoccupazione, la pena, l'inquietudine - le compendia nello speciale respiro che descrive. Si lasciano gli affanni della vita cittadina salutando la nuova vita campestre (addio, parcheggi!); l'affanno del lavoro inizia a distendersi in vista delle ferie, la cui sola prospettiva ridà vigore e placa; e siamo ammirati davanti allo spirito dell'amica, che caparbiamente trasforma e illimpidisce ogni affanno in una sfida entusiasta.

Il respiro è il primo signore del pensiero. E questa parola ce lo rappresenta.

_________________________


(P. Metastasio, Olimpiade, Atto I, scena X)


MEGACLE: Mia vita... addio.

Ne' giorni tuoi felici

ricordati di me.

ARISTEA: Perché così mi dici,

anima mia, perché? […]

(a parte): Veggio languir chi adoro,

né intendo il suo languir.

MEGACLE (a parte): Di gelosia mi moro,

e non lo posso dir.

A DUE Chi mai provò di questo

affanno più funesto,

più barbaro dolor!


Ci volevano proprio gli italiani – o meglio i fiorentini – per inventare quel capolavoro d’inverosimiglianza che è il melodramma: un teatro cantato, in cui il protagonista impiega un buon quarto d’ora per esalare l’ultimo respiro. Eppure, paradossalmente, ha avuto nei secoli un successo straordinario; e questo anche grazie a Metastasio, il primo librettista di duratura fama internazionale.

In effetti il melodramma è tutto un paradosso. I suoi protagonisti sono le persone più prolissamente laconiche del mondo: si sfiatano in gorgheggi, ma spesso non riescono a comunicare le uniche cose importanti. Come questi due amanti dell’Olimpiade: Aristea teme di aver perso l’affetto di Megacle, che invece la ama follemente; lui però ha deciso (ovviamente senza dare spiegazioni) di rinunciare a lei, per fedeltà nei confronti di un amico che vuole sposarla.

Perciò il dialogo – e questo è un altro paradosso – si sviluppa in una simmetria discordante. I parallelismi (parla – taci), le ripetizioni e i chiasmi sottolineano che il dramma dei due personaggi è speculare: entrambi soffrono un “affanno” terribile, in cui affetti diversi confliggono. Eppure il dramma nasce proprio dal contrasto tra prospettive incomunicabili.

Ecco, l’opera è quello spazio magico in cui le persone possono dire cose opposte contemporaneamente, persino litigando: eppure il risultato è un’armonia meravigliosa. La musica compone tutti i contrasti, senza necessariamente risolverli; e trasforma anche l’affanno in un sentimento sublime, che allarga il cuore ed eleva l’anima.

Un ultimo paradosso, infine, è specifico del nostro Metastasio. Egli infatti, da bravo intellettuale del ‘700, affianca alla sovrabbondanza degli affetti una razionalità rassicurante, che trapela anche dal linguaggio limpido e lineare. I sentimenti sono esasperati fino al massimo grado, ma infine tutto si acquieta nello scioglimento finale. E anche l’affanno più nero si svela per quello che è: un ostacolo momentaneo sul percorso verso la felicità.

Parola pubblicata il 04 Giugno 2018

Scorci letterari - con Lucia Masetti

Con Lucia Masetti, dottoranda in letteratura italiana, uno scorcio letterario sulla parola del giorno.

Commenti