Traslare

tra-slà-re (io trà-slo)

Trasportare da un luogo a un altro, specie una salma; in geometria, spostamento parallelo di una figura.

neoformazione da traslato, participio passato del verbo traslatare, che viene dal latino transferre, da cui anche 'trasferire'.

Siamo davanti a un verbo molto curioso: certi dizionari nemmeno lo riportano. Infatti viene formato a partire dal participio passato del verbo 'traslatare', oggi piuttosto desueto - anche se, in effetti, mantiene dei significati affini. Probabilmente vince perché è più sintetico.

Ad ogni modo, nonostante il suo significato primigenio sia vastissimo - semplicemente, 'spostare, trasferire' - gli usi di questa parola sono piuttosto specifici. In particolare, l'unico (o quasi) oggetto che si dice traslato è una salma - o ciò che ironicamente vi viene accostato: si trasla il corpo dall'aeroporto al cimitero, le spoglie del defunto celebre vengono traslate con una grande processione, si trasla l'amico completamente ubriaco dal marciapiede al divano.

È una parola che ha avuto una certa fortuna anche in ambito scientifico: il caso più noto, che magari qualcuno porta ancora fra i suoi ricordi scolastici, è senza dubbio la traslazione di figure geometriche. Questo spostamento ha la particolarità di essere parallelo, rigido, senza deformazioni, rotazioni o ribaltamenti. Vediamo che quindi questi due usi principali restano piuttosto affini: si trasla qualcosa che resta fermo.

Inoltre, il termine 'traslato', diventa sinonimo di 'metaforico': se dico che una parola, per traslato, diventa sinonimo di un'altra, o se parlo di un uso traslato, intendo un'estensione figurata.

Parola pubblicata il 01 Agosto 2015

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