Vettovaglia

vet-to-và-glia

Quanto è necessario al sostentamento di una comunità di persone

dal latino tardo victualia, propriamente neutro plurale del classico victualis 'che riguarda il vitto', derivato di victus 'vitto', derivato di vivere.

Questa gustosissima parola, che riempie a lungo la bocca solo a pronunciarla, descrive ciò che è necessario per il sostentamento alimentare di una comunità di persone - difatti è nipote del 'vitto', nutrimento necessario per vivere. Va notato subito che di solito se ne parla al plurale, 'vettovaglie', curiosa reiterazione di quella forma propriamente plurale che aveva già in latino.

Le comunità che consideriamo sono delle più svariate: spesso e anzi classicamente si tratta di comunità militari, ma non solo. I generali organizzano l'approvvigionamento delle vettovaglie per l'esercito, i naufraghi si mettono subito alla ricerca di vettovaglie nello scafo arenato, e tornati a casa dopo la lunga vacanza ci si preoccupa delle vettovaglie - qualcuno deve andare a fare la spesa, non io.

Un carattere accessorio ma molto interessante delle vivande in questione è la loro strumentalità: non di rado ci si cura delle vettovaglie che servono non per un sostentamento generico, ma di sostegno a un fine specifico. Per esempio si devono preparare le vettovaglie per il viaggio a piedi, al mattino cuciniamo le vettovaglie da portarci in spiaggia (e che alle undici saranno già finite), e prima della maratona di studio con gli amici si approntano ricche vettovaglie.

(E lo possiamo dire? Quella sfumatura progettuale, quasi rituale, che troviamo spesso nelle vettovaglie è rafforzata da quel 'tovaglie' con cui finisce: niente di etimologico, beninteso, ma ci chiama subito all'orecchio un desco imbandito, nevvero?)

Parola pubblicata il 23 Luglio 2017

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